Tirato a neve

di Alfonso Nannariello

III III IV VVIVIIVIII IXX

L’anno successivo la nascita di mia sorella, nel 1959, da mio padre e suo fratello furono fatti gli atti per la divisione della casa. Poi si fecero i lavori.
Da noi furono tolte le carte dei parati e i muri furono imbiancati.
Credo che il bianco allora fosse il colore di una vita concentrata sulle cose che avevano il grado dell’essenza.

Nei fusti con l’acqua, la calce viva sciogliendosi bolliva, e bollendo bollendo si spegneva.
Per fare un bianco veramente bianco veniva aggiunto appena un po’ di blu, per tirarlo a neve. Senza quella correzione, il bianco della calce sarebbe sembrato sporco. Occorreva, perciò, qualcosa che lo salvasse dall’impressione dell’impuro. Occorreva qualcosa che lo facesse andare oltre quel suo aspetto naturale.
Deve essere stato per questo che il blu che si aggiungeva era quello più prezioso e maestoso, quello che gli artisti, un tempo, si facevano arrivare da lontano: l’oltremare.
Se un poco di quell’oltre lo faceva corrispondere alla sua perfezione ideale significa che, con quell’aggiunta, si compiva un atto creativo, che si poneva un ordine nelle cose. Significa che per dare ai sensi il loro giusto senso e l’emozione, si deve far intervenire per forza un simbolo, per forza la ragione.

Nelle case un chiodo con lo specchio o una palma1 sola o senza niente attorno esaltava il bianco disadorno.

1) Palma, «ramo d’ulivo benedetto la domenica delle palme».

5 pensieri su “Tirato a neve

  1. rrt

    Caro Alfonso,
    quanta (felicissima) profondità!
    Troppa…
    Mi sa che noi mica ci fanno entrare, nel mondo nuovo di Baricco. E meno male.
    Un abbraccio,
    Roberto

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  2. ar

    C’è una grande precisone nelle parole di Alfonso Nannariello; è come se il passato, di Calitri e suo, il suo e di Calitri, fossero totalmente fermi in quell’allora.
    Sarà che preciso significa anche puntuale, e puntuale che sta al punto.
    E qui il punto è quel punto d’oltremare che toglie via al bianco la sua bianchezza, quel ‘chiodo con lo specchio’ che toglie via alle pareti di quelle non così antiche case irpine il disadorno. Un chiodo con lo specchio e basta.
    Pazzesco di quante e quali cianfrusaglie ci circondiamo ora per non guardare in quell’unico specchio.
    Lì come facevi a non guardarci esattamente dentro. Non era possibile.
    Un saluto carissimo
    Adelelmo Ruggieri

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  3. alfonso

    un carissimo grazie a tutti voi, nel mentre mi scuso del ritardo
    della risposta.
    non è la mia scrittura efficace, ma la cosa scritta, a motivo della sua essenzialità
    che ha preteso la scrittura.
    una splendida domenica

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