L’ultima spiaggia

di

effeffe

 

Il bagnante aspetta l’arrivo della corriera vestito di una sola valigia e di una 

risoluzione. Dopo un’attesa   durata quasi trent’anni ha racimolato tempo ed 

energie per compiere il viaggio. Che dalla città lo porta ad un antica stazione 

balneare. Antica come lui, per girare disinvolto tra sedie a sdraio ed 

ombrelloni- chissà che non mi riesca di rivedere Remo, che per un bagnino 

nome più appropriato non si poteva, e che il padrone, puntuale dalla terrazza 

in vimini e ferro battuto, con un caffè in una mano ed una Linda tra le labbra 

diceva – Remo ( pausa)  in barca.

O solo poter ascoltare un vecchio successo da festivalbar, come in film 

d’Antonioni, una canzone di Gianna Nannini, o di Umberto Tozzi, scavalcando la 

ringhiera che dal bar porta direttamente alle cabine. L’odore di ammoniaca, la 

doccia cocente, un bacio affondato tra le sabbie mobili delle ultime file. 

L’itinerario forzato della corriera che si sarebbe fermata in centro, costringendolo a

 ripercorrere il lungomare, ha per il bagnante un significato particolare.

Come la fabbrica di mattoni – la torre del camino svetta come quella di una nave all’orizzonte-

dove si fermano le corriere venute da almeno quattro diverse province. 

Il passato lo si raggiunge non con un solo balzo ma per approssimazione.  

– Scusi tra quanto tempo si parte? – chiede all’autista, ma non ha fretta di arrivare.

Vuole soltanto partire e pensa. 

Che il segreto- tra i molti custoditi sul bagnasciuga, cioè ritirati e restituiti dal 

mare secondo logiche incomprensibili- era nella percezione del ricordo che aveva,

della spiaggia e dell’ l’infanzia, tutta sospesa tra le due montagne. Il monte d’oro 

e il monte d’argento.  

Non sa se desidera veramente avviarsi dopo il mare al parco pineta, che lo 

aveva visto promettente giocatore, ma forse un giro, lo meritava comunque 

l’ insieme di alberi cresciuti come esseri umani, e con radici 

potenti al punto di sollevare l’asfalto dalla strada.

Magari solo per  l’odore di menta e di aghi di pino.  

I salici dei giardini non avevano smesso di piangere – il  bagnante ripensa ai suoi 

recenti lutti. 

Si parte

Ascolta e segue il rumore meccanico della chiusura delle porte. 

Il bagnante non sa se la spontaneità sia una strategia della disillusione, ma 

pianta i picchetti delle sue aspirazioni a grande distanza l’uno dall’altro, perché 

possa perdendo un riparo solido, puntare sull’altro.  

Giornalista, scrittore, ufficiale di marina, cantante. Ma mai avvocato. 

Professore. Il bagnante ha salutato una settimana prima il preside del liceo 

accogliendo la medaglia offerta dalla classe in una mano e nell’altra 

l’incartamento della pensione.  

Ripensa  ai paesaggi e al Redentore, che è una punta come un seno ficcato tra 

terra e cielo. Si addormenta. La ragazza accanto lo sente russare ma ne 

prende cura lasciandolo fare e quasi lo protegge dagli sguardi malevoli dei passeggeri,

prendendo su di sé come una figlia la salve delle considerazioni fatte, degli improperi. 

A quasi un’ora  dall’arrivo, il bagnante non sa – e chi mai avrebbe dovuto dirglielo?-

che dieci anni prima a causa di inquinamento e speculazioni immobiliari la spiaggia aveva cominciato 

a lasciare al mare mezzo metro di sé, ogni anno. Che le onde toccavano ormai 

i muri di recinzione del lungomare . Che non c’era più spiaggia e non c’erano i lidi ma solo,

di rado, per strada qualche vecchia sedia a sdraio dai legni  abbruniti dal tempo e presa a prestito 

da pochi passanti.

7 pensieri su “L’ultima spiaggia

  1. fforlani

    fiuhhh!
    grazie sparz
    non avendo visto commenti pensavo che questa mia “petite chose” avesse indotto al silenzio (di certe cose è meglio tacere…)
    effeffe

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  2. fforlani

    caro faber
    devo dirti che hai centrato il bersaglio almeno per quanto riguarda Prevert. Nel senso che il racconto voleva essere qualcosa di molto simile a una canzone, una canzonetta per quanto animata da una certa malinconia. certo la mer efface sur le sable les pas…il mare cancella dalla sabbia le orme dei passi degli amanti che si sono persi, ma se il mare cancella la spiaggia? questa era l’esperienza che mi era capitata durante un progetto di ritorno sui miei passi. Intanto però si è salvata la spiaggia rimettendo tonnellate di sabbia pescata dai fiumi. C’è ancora la spiaggia, ma la sabbia non è più la stessa. Penso proprio che scriverò sulla montagna…
    effeffe

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  3. fabrizio centofanti

    la forma si adatta perfettamente all’intento, Francis. sono convinto che certe notizie arriverebbero molto meglio in forme d’arte che in altri moduli. dall’Indovinello veronese all’Uomo senza qualità è stato così. la leggerezza della poesia colpisce duro.

    Rispondi

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