Il 2015 si è portato via un poeta e un amico che resterà nel cuore dei molti che lo hanno amato, negli anni, a cominciare dallo scrivente: Angelo Mundula. E’ mancato il 28 luglio, ad 81 anni, era malato da tempo.
Qui, solo una breve nota per ricordarlo (ma si leggano altri interventi e post a lui dedicati) – certo che ben altro spazio gli sarà doverosamente dedicato – e per invitarvi a conoscerlo. Le sue poesie e suoi scritti, a dire il vero, raccontano da soli l’uomo e il poeta Mundula, come non sempre accade; la chiarezza è infatti cifra stilistica dell’autore, e della sua “ricerca infinita”, con riferimento al titolo del suo ultimo libro “L’infinita ricerca” (“Amo la chiarezza / nella vita e nel verso / questa doppiezza che / mi fa essere libero e leale / quando penso…”). Una ricerca aperta, profonda e inesausta, sia interiore sia rivolta al ricco e variegato mondo dell’attualità, della produzione letteraria e artistica. “Una singolare combustione di curiosità metafisica, passione, ironia, fede nella poesia, spessore metaforico, taglio colloquiale”, scriveva Pietro Citati. Una profondità di sguardo capace di cogliere l’essenziale, il senso stesso dell’esistere. “Un grande poeta metafisico”, l’ebbe a definire Giorgio Bàrberi Squarotti, “che ricompone l’idea della poesia come discorso dell’essere e del vero…”. Con una sobrietà e naturalezza di eloquio quasi evangelico, lontano per scelta da uno stile che anteponesse la qualità della scrittura – coi suoi espressionismi e la sua polisemia – alla limpidezza adamantina dei contenuti, col rischio di renderli ambigui, non chiari al lettore. Nel contempo, però, attento all’eufonia, alla musica dei versi attraverso rime e allitterazioni, e altre risorse della lingua. In modo quasi impercettibile, però, con eleganza, senza pretenziosità. Il suo “strenuo resistenzialismo etico-religioso” (Pietro Civitareale) gli imponeva del resto un’etica precisa nel rapporto col lettore: un parlare da anima ad anima, seppure con ironia sempre bonaria.
Un poeta “letteratissimo”, lettore onnivoro e appassionato, recensore dei protagonisti della letteratura del secondo novecento, come testimonierà l’immenso epistolario curato ormai da anni dalla moglie. Aveva collaborato con le terze pagine di molti quotidiani nazionali e, per circa vent’anni, con l’Osservatore romano, oltre che con un gran numero di riviste letterarie. Questa sua attenzione e curiosità, questo suo suggere dalle opere e dalla realtà di ogni tempo e luogo ha indubbiamente favorito una sintonia del suo discorso con temi e autori della grande letteratura; un dialogo sottile, a distanza, riscontrabile in molti suoi testi. Una vocazione dunque universale, per nulla in contrasto con l’attenzione e l’amore per la sua Isola – paradigma di una condizione e di una identità etnoantropologica, di un dolore atavico – tolstoianamente riconducibili, pur con la specificità dei contesti (in particolare, nelle raccolte poetiche “Per mare”, “Americhe infinite” e “Il Cantiere e altri luoghi”), ad una condizione, appunto, universale dell’uomo. Nulla sarebbe più ingiusto, pertanto, di relegarlo in un perimetro locale, regionale.
La sua poesia, negli ultimi anni, era divenuta spesso preghiera, un graduale prendere le distanze dal mondo quanto più la sua ricerca lo avvicinava all’essenza e al mistero della vita, quanto più – per la grandissima fede cristiana, e per reggere le sofferenze fisiche, volgeva lo sguardo in alto, sempre più in alto, nella calda pace di un abbraccio eterno. gn
*
Te Deum
Un anno è passato (quello segnato
dal calendario, e poi ce n’è un altro
e un altro ancora) e per vedere
quel che è accaduto esco sulla porta
di casa e guardo che succede: e
non succede niente veramente niente di nuovo.
E allora me ne sto tra me e me e
lungamente m’interrogo su quanto
mi è accaduto e qui scopro un cantiere
in fermento una ribollente officina
e vedo quanto ho costruito quest’anno
appena trascorso quali mura o torri
ho innalzato per giungere fino a Te
e vengo a ringraziarTi nella tua dimora
perché Tu solo mi hai aiutato a salire
così in alto con i miei poveri materiali
che i più competenti e saggi di oggi
dicono obsoleti o temerari.
*
Davanti alla tomba del poeta
Quando passerai davanti alla mia tomba
non domandarti mai se la mia opera
durerà ancora per un anno o un secolo
e se il mio verso sia caduto nella fossa
morendo col mio corpo né muoverti
a pietà per quel che resta di me
imprigionato nel marmo di un sepolcro.
Mai sarò così libero come quando
la terra mi accoglierà nel suo grembo
e l’anima mia non ne temerà il gelo
né il suo peso né il tempo che verrà a
cancellare ogni umana impresa.
Essa va leggera ove il tempo si
ferma per sempre e tutto ciò che
da essa è prodotto si offrirà all’uomo
come perpetuo dono indenne della morte
dalla morte fatto più forte
e tanto durerà sopra la terra e in cielo
quanto più risplenderà della sua
celeste sostanza d’amore.
Perciò se di pietà sarai capace
abbi pietà soltanto del poeta
Che sia mancato al suo compito
che abbia perduto in vita la sfida con la morte.
Gli anni i secoli i giorni non contano
davanti a una tomba. Assai più
conta quel respiro eccelso che fa
eterno il nostro debole fiato.
*
Il grande desiderio
Oh se potesse il mio povero verso
salire come un uccello
nel cielo più alto e vedere per me
per un momento il Padre eterno
nella sua eterna attesa.
Lui soltanto può annullare d’un colpo
tutta la nostra colpa e fare spirito
della nostra carne offesa.
Io posso dirvi soltanto ciò che
sente un uomo col suo senso
limitato col suo debole sguardo.
Mentre il cuore reclama
la mente vuole non più parole
ma sempre più Parola.
Come chi abbia visto tutta la terra
ed altra ne cerchi da ogni parte
più degna più salutare. Per
Una salvezza totale.
*
Il bel verso
Non è un bel verso, dici, misurandolo
col tuo metro ma qui il metro è diverso
immisurabile col piede lento
dell’uomo col suo incerto passo
qui il verdetto viene dall’alto
e nessuno lo conosce se non il
giudice supremo nascosto chissà dove
chissà in quale verso.
*
La via breve
Via via che m’incammino verso
l’inevitabile uscita sento
che l’anima si affina per
passare più svelta nell’al di là
e quasi sfuggendo a ogni controllo
(talvolta anche col Padreterno
è lecito scherzare) imboccare
la via più breve per il Regno
passando quasi di soppiatto
tra il tempo e l’eterno ché
l’uno senza l’altro non ha senso
e da sempre lo cerca.
*
Nota biografica
Angelo Mundula (Sassari, 16 gennaio 1934 – Sassari, 28 luglio 2015). Assieme all’attività poetica, ha curato la collaborazione con i maggiori quotidiani italiani e con prestigiose riviste, in particolare, per circa vent’anni, con le pagine letterarie e culturali dell’”Osservatore Romano”. Hanno scritto sulla sua poesia, tra i tanti, Mario Luzi, Carlo Betocchi, Giuliano Gramigna, Giorgio Bàrberi Squarotti, Dante Maffia, Franco Fresi, Stefano Jacomuzzi, Pietro Civitareale, Franco Loi, Nicola Tanda, Ferruccio Ulivi, Giacinto Spagnoletti, Achille Serrao, Bruno Rombi, Guido Zavanone, Alberto Cappi, Carmelo Mezzasalma, Oliver Friggeri.
Bibliografia
Poesia
- Il colore della verità (1969)
- Un volo di farfalla (1973)
- Dal tempo all’eterno (1979)
- Ma dicendo Fiorenza (1982)
- Picasso fortemente mi ama (1987)
- Il vuoto e il desiderio (1990)
- Per mare (1993)
- (con Giorgio Bàrberi Squarotti e Giuliano Gramigna) La quarta triade (2000)
- Americhe infinite (2001)
- Vita del gatto Romeo detto anche Meo (2005)
- Il Cantiere e altri luoghi (2006)
Prosa
- Tra letteratura e fede (1998)
- L’altra Sardegna (2003)
- Dialoghi (2011)
- L’infinita ricerca – In prosa e in poesia alla caccia di Dio (2014)
http://www.poetidelparco.it/9_1024_L%E2%80%99infinita-ricerca-di-Angelo-Mundula.html
http://www.italialibri.net/opere/altrasardegna.html


Semplici e belle queste tue parole Gianni, lui, “dalla morte fatto più forte”, le avrebbe certamente gradite. Ottima la scelta dei testi, l’apertura calzante con Te Deum, e via via gli altri, testi che testimoniano la sua poetica e la sua poetica.
e.c. la sua etica e la sua poetica
Un poeta dall’ intensa personalita’, centrata sulla riflessione esistenziale, a patto di considerare detta esistenza capace di resistere alla finitudine. L’intellettuale Mundula inoltre conosceva mia madre, Maria Grazia Lenisa. Apparteneva dunque ad un contesto ricco di svariati orientamenti poetici, diversi ma interessanti. Bei testi quelli proposti. Marzia Alunni
Versi delicati, leggeri e profondi.
Grazie per aver riportato le poesie e per i link di riferimento
Buon Anno a te…e a chi passa
Ciao
.marta