Abbiamo bisogno di Dio per ritrovare l’io. A contatto con Lui, ci trasformiamo. Come al sorgere del sole: il posto è sempre quello, ma la scena è un altro mondo, un’altra storia.
Il segno della Croce è un gesto d’amore, di unione. Si rinnova la memoria dell’Amato, rendendolo presente. Dona nuove energie, nel bel mezzo delle false sicurezze che attraversano il mondo.
Abbiamo un sogno di unità: controcorrente, contro tutti e tutto; non possiamo tradirlo, pena la perdita dell’anima. Il desiderio guarisce la frattura fra la terra e il Cielo.
Pensiamo a un Dio distante. Un Dio da cui difendersi, giudice severo. Eppure, appena ne ha avuto l’occasione, il Cristo ha predicato che il Regno è vicino. La fede è una questione di diottrie.
Abbiamo paura di perdere, di perderci. Ci sentiamo sulla soglia di un abisso, quello dei nostri errori, degli errori degli altri. Eppure l’amore è più grande, abbraccia perfino il baratro più oscuro.
A che serve la preghiera senza umiltà? Possiamo compiere gesti senza senso, riti svuotati, se prima non scendiamo nel profondo, dove la verità è di casa.
Le umiliazioni fanno bene, anche se bruciano. Il Dio umiliato ci insegna che donarsi all’amore è qualcosa di cui non ci si pente. Solo consegnandosi ci si ritrova.
Mani, piedi, respiro: e se ne usassimo come fossero quelli di Gesù? Non vuole che questo. L’unità è il Suo desiderio più profondo. La guerra, la violenza, sono l’insuccesso, il fallimento dell’umano, che è fatto per unirsi col divino.
Ci lamentiamo, a volte, per i mancati riconoscimenti, i traguardi sfuggiti o le carriere incompiute. Dimentichiamo che Gesù ci vuole piccoli, e che amarsi come tali è il vero segreto della pace.
Gesù e Maria sono una potenza. Unirsi alla loro volontà vuol dire entrare nel segreto della storia, nell’energia che la muove verso l’esito finale. Rinunciarvi significa smarrire la risposta al nostro desiderio più profondo.
Ognuno ha un suo posto per pregare Gesù. È il luogo degli amanti, non si cambia con nulla. È lì che avviene tutto: là risuona la Voce, il tempo s’incrocia con l’Eterno. È il punto d’incontro tra il desiderio e l’Assoluto.
È Dio che garantisce per noi: questo è il senso del fuoco che attraversa gli animali squartati, secondo il rito antico di alleanza. Finisca in questo modo chi tradisce, s’intendeva. Cosi è finito, invece, Chi è stato tradito. Può bastare?
C’è un fare necessario. Starsene soli a casa a contemplare può essere una sottile tentazione. C’è un tempo per pregare e un tempo per agire, direbbe l’Ecclesiaste. La bussola è l’unione degli opposti.
Gesù ci salva dalle tempeste della vita. Ci chiude nel Suo Cuore e ci protegge dagli assalti del tempo e della storia. Vivere in Cristo è la certezza felice di un approdo.
Se possiamo immaginare, un motivo ci sarà. Pensiamo a Gesù in un episodio del Vangelo, come Uomo in carne e ossa, impegnato in un gesto di salvezza. Parole e atti, insieme, fanno luce. Aprono gli occhi sulla verità.
Finché facciamo i nostri interessi, la vita non funziona. Fare gli interessi di Dio, restare nella scia del Suo progetto, è rimettersi in cammino.
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