Pensare a Gesù non è uno sforzo grande: raccoglierlo nel nostro pensiero, accoglierlo in noi, come un ospite prezioso. Farlo felice non è così difficile.
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Se ti senti felice, sappi che è opera dello Spirito Santo. Dio ci ha creati per la felicità e per il bene: non dev’esserci un motivo per essere felici. È una cosa che accade, come il merlo che si ferma alla finestra, o il sorriso di un bambino sconosciuto. Cerchiamo la felicità inseguendo obiettivi, progettando successi: nessuno ci ha insegnato che si è felici per un dono imprevisto, qualcosa di gratuito. Quando il cuore è, come in origine, un paradiso terrestre, niente può turbarlo. La felicità non proviene dal fare: un uomo, una donna, ridotti all’immobilità, non potrebbero conoscerla. Ma esistono persone impedite nel fare più felici dei cosiddetti sani. Finché non approdiamo a questa verità, ci dibattiamo in quelli che san Paolo classificava come pensieri iniqui. I Padri sapevano che basta poco per essere felici, e basta poco per essere tristi, perché la vita dipende dai pensieri. Chiediamo in dono la risposta giusta alla domanda che sta dietro a ogni pensiero: sei dei nostri o sei del nemico? Se, ignorando i pensieri iniqui, riaffiora la felicità, ringraziamo il donatore.
Felicità
Davvero
Inaudito
Piccole cose
La libertà felice
Gloria

Tutto quello che facciamo per Gesù, a sua gloria, torna a nostro vantaggio. Ci vuole poco per sperimentarlo. I veri esercizi spirituali sono quelli che dimostrano questa verità fondamentale. L’uomo e la donna sono creati per la gloria di Dio: tutto ciò che procede in questa direzione è bene, pace, felicità del loro essere.
Il fine

Desideriamo essere felici, ci arrampichiamo sugli specchi per venirne a capo, per capire come, quando e perché. La risposta giusta la scartiamo per principio, quasi fosse una trappola per topi, una bugia dei preti, una falsa prospettiva. Pensiamola come vogliamo, ma la soluzione è quella: più amiamo Gesù, più siamo felici. Per questo nasciamo, e questo soltanto ci realizza. È il fine per antonomasia, e fuori di esso c’è solo tristezza, prima o poi.
Sbocciare

Fare tutto per la gloria di Dio: fatichiamo a capirlo. Eppure la gloria di Dio, del suo Figlio Gesù, è la radice della gioia. Dio è l’infinito, l’inesauribile, il potente: cosa non potremmo fare se aspirassimo alla santità, che è il motivo per cui è sceso tra noi? Glorifichiamolo sempre e potrà sbocciare, inevitabilmente, il fiore della felicità, la pianta sempreverde della gioia.
Gloria in excelsis

Non si dirà mai abbastanza quanto sia importante il desiderio. Dio guarda a questo, non al risultato. Occorre elevare i desideri, portarli spesso, durante la giornata, a quell’apice che è la gloria di Dio. Siamo nati per questo, e non potremo essere felici finché l’io non sarà stato sfrattato, per avviare l’attività che avrà un successo sicuro: glorificare il Signore e gioire in Lui per sempre.
Farfalle

Dimentichiamo di essere felici, pensiamo sempre ad altro. Siamo bruchi che strisciano, oppressi dai cattivi pensieri. Chi striscia non può pensare bene: continuiamo a guardarci di traverso, mettendo in evidenza le mancanze, i limiti, i difetti. Quando lo sguardo del Creatore, il suo Progetto, ci trasformeranno; se faranno di noi farfalle nobili, agili, che volano con leggerezza sul campo della vita, sarà tutto diverso: gioiremo nella luce di Cristo, come fossimo nati in quel momento.













