Gesù conosce i nostri limiti, li accoglie come il padre l’affetto maldestro del bambino. La tenerezza è il mistero che accompagna da sempre la storia terrena dell’uomo e della donna.
Gesù ci custodisce nel Suo cuore, solo noi possiamo uscirne. È possibile una simile follia? Sì, è stato fatto e si continua a fare. Il paradiso donato non è abbastanza bello, per noi stolti.
Gesù ci ha dato ciò che ha avuto dal Padre e desidera che condividiamo ciò che abbiamo ricevuto. È il circolo virtuoso della vita, il meccanismo perfetto che muove l’universo.
Puntiamo molto sul presente, e non abbiamo torto; diciamo, a ragione, di non voltarci indietro; raccomandiamo, saggiamente, di non entrare in ansia per un futuro di cui nulla sappiamo. In realtà, il segreto è uno solo: dare importanza a ciò che è eterno.
Ascoltare Gesù: lasciare che la Voce più profonda possa parlare, per spiegarci il segreto della vita. I bambini capiscono tutto, perché nulla interferisce con la Guida.
Essere di Gesù vuol dire sorridere, credere che la libertà sia lo stato permanente della nostra vita. E se siamo liberi, come potremmo vivere nella tristezza?
Gesù vuole che parliamo con Lui: strana richiesta quella di rivolgersi a Colui che non si vede. L’essenziale è invisibile, si parla solo con chi è impossibile vedere, eccetto che con gli occhi del cuore.
Gesù mette in comune ogni cosa: non possiamo parlargli di Suo Padre, ma del Padre nostro. È bello sapere che nulla ci divide, che la luce inonda anche l’angolo più oscuro della vita.
Noi poggiamo il cuore sul Cuore di Gesù, per questo ci fidiamo. Fare atti di fiducia è la risposta a Chi ci custodisce ogni momento. La fiducia è l’arma segreta, la chiave che spalanca a noi ogni porta.
Manifestare il nostro affetto a Gesù, senza il timore d’essere eccessivi. Con Lui, di amore, non ce n’è mai abbastanza. Diamo senza misura, e senza misura siamo Suoi.
Gesù è spogliato delle vesti, come la Chiesa, spesso, è spogliata dei cristiani. Bisogna offrire questa sofferenza perché il Padre la trasformi in vita, come solo Lui sa fare.
Quante volte restiamo senza fiato di fronte alla bellezza, a segni che richiamano altri segni, e pensiamo alla luce che raggiunge la terra come simbolo di amore. Tutto quello che è Mio è tuo, ci ricorda Gesù. Ed è ancora più bello.
Riceviamo di più di quello che diamo. Dal carcere dei nostri limiti, mandiamo baci al cielo, e siamo inondati dal suo sole. Aprirci è il compito da non dimenticare.
Gesù è delicato: è un motivo importante non solo per entrarci in contatto, ma per farlo ben coscienti della Sua sensibilità senza pari. La preghiera nasce anche da questo.
Le ferite di Gesù non sono solo fisiche: Volontà, Memoria, Intelletto, hanno sofferto altrettanto e di più, nella passione e morte. Contemplare il dolore di Dio ci riconcilia col nostro, perché con Lui condividere è guarire.
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