Dov’è Dio? La solitudine ci morde, dietro domande come queste. Eppure Dio è dappertutto, siamo in Patria dovunque, perché Gesù ci attende in ogni luogo.
Gesù ci ha dato tutto il Suo Sangue: così ci ha fatto uscire di prigione. Solo noi possiamo scegliere di tornare al buio. Che disgrazia, dopo tanto sole!
Il Gesù storico non ci sarà mai più: ora c’è il Cristo della fede. Colui che camminava sulle acque, non potrà più camminare sulla terra. È il mondo nuovo che può ancora vederlo, ascoltarlo. Sono gli occhi del cuore che piangono di gioia, nell’incontrarlo.
Le parole contano: prendiamo l’abitudine di esaminare ogni nostra parola, prima di archiviare la giornata. La perfezione, infatti, sta in questo: non peccare in parole.
Dare il buongiorno a Gesù: sui social se ne vedono talmente tanti, da non poterne più, e dimentichiamo il più importante, quello che dà senso alle cose più insensate.
La parabola dei talenti ci spaventa e ci stimola: è come quando c’è il sole e piove nello stesso tempo, un chiaroscuro che lascia senza fiato e invita a mettersi in azione.
Le prove servono: è il mistero dell’economia della salvezza, così diversa da quella mondana. Qui è una gara a chi prende di più, lì a chi più dà. Come il cielo dista dalla terra…
Siamo immagine di Dio: perché sbiadirla? Ci vuole poco a sfigurare un volto, a snaturare un bene, a corrompere qualcosa destinato a diventare incorruttibile.
Siamo fratelli di Gesù: ci accoglie nella Sua famiglia, come fossimo dei Loro. Siamo dei Loro, per una promozione che solo l’Amore può pensare possibile.
Gesù vorrebbe stare con noi, nell’Ostia, in ciascuna delle nostre case. Il Vangelo lo dice: ne scelse dodici perché stessero con Lui. Conviene approfittare della Sua disponibilità senza riserve.
Gesù scompare nell’ostia, o meglio, appare: è come se volesse farci sentire la Sua condivisione della nostra piccolezza, della fragilità dell’esistenza. Solo così possiamo accedere alla forza, alla roccia che non crolla.
Quante volte chiamiamo Gesù, ma quante volte viene senza che l’abbiamo chiamato. Se facessimo il conto, la seconda evenienza sarebbe molto più frequente della prima. Dio non si fa mai battere in generosità.
Gesù ci ha donato il Suo Cuore. Il Cuore di Dio. Sarebbe bello rendersi conto di quello che succede, vivere un attimo di lucidità e vedere oltre, leggere dentro, provare meraviglia. Allora nasceremmo.
Se davvero credessimo che ogni cosa fatta agli altri la facciamo a Gesù, la vita cambierebbe. Perché è così difficile pensarlo? Per la diversità, i difetti, le ferite? Dio è sempre più di tutto questo, niente può separarci dall’unità con Lui, dal Suo amore sorpreso e sorprendente.
Pensiamo se Gesù fosse il migliore Amico, l’Amico più potente, e si potesse stare con Lui, semplicemente: ci sarebbe qualcosa di meglio? Chissà perché scartiamo le soluzioni più efficaci e ripieghiamo su quelle più perdenti.
Chiamarlo “mio Gesù” è il modo più opportuno per esprimere l’appartenenza. Se si toccano le corde dell’intimità, la vita vibra, si accende. Mio Gesù, confidando in Te, tutto è possibile.
Gesù c’è, anche se lo dimentichiamo facilmente. Ogni tanto prova a svegliarci, a farci percepire la Sua voce: un silenzio sottile che richiede esercizio per essere apprezzato.
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