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Alberto Arbasino. 1930-2020

Arbasino

Arbasino è morto mentre non si può andare in biblioteca e nelle librerie a sfogliare tutte le sue tante opere, per il coprifuoco globale imposto dal virus. Quanti, quali libri suoi avete in casa? Io troppo pochi, e non quelli per cui è (già) passato alla storia.
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ALBERTO ARBASINO E LA “VITA BASSA”. Indagine sull’Italia degli Ottanta in cinque mosse. Saggio di Giuseppe Panella

di Giuseppe Panella

«Ma quelle stesse parole che non sono comprensibili, che agiscono isolate, che danno luogo a una specie di figura acustica, non sono rare o nuove, inventate dalle creature che mirano alla loro singolarità: sono le parole che vengono usate più di frequente, frasi comunissime per tutti, ripetute centomila volte; e di questo, proprio di questo si servono per dimostrare la loro caparbietà. Parole belle, brutte, nobili, comuni, sacre, profane, capitate tutte in questo tumultuoso serbatoio; e ciascuno ne trae fuori ciò che si addice alla propria inerzia; e lo ripete finché le parole non sono più riconoscibili, finché dicono tutt’altro, il contrario di ciò che una volta significavano. La deformazione della lingua conduce al caos delle figure separate. Karl Kraus, estremamente sensibile agli abusi della lingua, aveva il dono di captare in statu nascendi e di non lasciarsi più sfuggire i prodotti di questi abusi. Per chi lo ascoltava si apriva così una dimensione nuova della lingua, che è inesauribile e alla quale prima si faceva ricorso solo sporadicamente, senza l’opportuna coerenza»

(Elias Canetti, “Karl Kraus, scuola di resistenza”, in Potere e sopravvivenza)

1. Quel che è successo in Italia…

«In questo stato, e poi Un paese senza, obbedivano al dovere civile delle testimonianze ‘dal vivo’ nelle congiunture epocali, in seguito utili ai ricercatori e agli archivisti del ‘post’ e del ‘propter’, del perché e del percome, del prima e del dopo. “E se domani…” canticchiavano al piano-bar gli storici futuri anche involontari, nel corso degli eventi. Poi, ogni storiografia o iconografia o commemorazione finirà per registrare soprattutto due serie parallele di icone inevitabili, per quegli anni Settanta. Pasolini, Moro, Feltrinelli, e i tanti altri assassinati. Una pletora, si deplorò. Accanto, un’altra pletora di indimenticabili successi e cult forever: Mina, Celentano, Morandi, Battisti, Baglioni, De André, De Gregori, Dalla, Paoli, Guccini, e tanti altri miti e riti regolarmente estremi e duraturi e ‘live’. Anche alle esibizioni attempate di Keith Jarrett e moltissimi altri, a tutt’oggi, quante migliaia di junior e senior si eccitano e commuovono sinceramente dopo aver sborsato cento euro dai bagarini o sopportato fatiche ‘bestiali’ in coda. Così, anche questo nuovo libretto “sui fatti del 2008” si proporrà (ancora una volta) come una obiettiva ‘deposizione’ testimoniale a caldo su un altro snodo o svincolo o scivolo di eventi italiani probabilmente epocali, nel mesto corso del loro svolgersi»(1).

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ANATOMIA DEL ROMANZO-SAGGIO: IL CASO DI “FRATELLI D’ITALIA” DI ALBERTO ARBASINO – di Giuseppe Panella

fratelli d'italia arbasino

 

di Giuseppe Panella

“Allora rientrai in casa e scrissi. E’ mezzanotte. La pioggia percuote i vetri. Non era mezzanotte. Non pioveva affatto”

(Samuel Beckett, Molloy, ultima pagina)

1. La tentazione del romanzo-saggio è sempre stata endemica nel Novecento letterario.

Le grandi esperienze narrative del secolo appena trascorso possono ritrovarsi in questa categoria il cui statuto, pur essendo sfuggente, è tuttavia saldamente radicato in alcuni momenti ancora non superati della sua sperimentazione in concreto (si pensi a Musil e al suo L’uomo senza qualità o al Proust “filosoficamente” costituito de Il Tempo ritrovato).

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STORIA CONTEMPORANEA n.9: Quarant’anni prima, tra il Sessantotto e la deriva del linguaggio dei contemporanei. “La vita bassa” di Alberto Arbasino

la-vita-bassa-arbasinoNegli anni tra il 1896 e il 1901 (rispettivamente nel 1896, 1897, 1899 e 1901), Anatole France scrisse quattro brevi volumi narrativi (ma dal taglio saggistico e spesso erudito) che intitolò alla fine Storia contemporanea. In essi, attraverso delle scene di vita privata e pubblica del suo tempo, ricostruì in maniera straordinariamente efficace le vicende politiche, culturali, sociali, religiose e di costume del tempo suo. In particolare, i due ultimi romanzi del ciclo presentano riflessioni importanti e provocatorie su quello che si convenne, fin da subito, definire l’affaire Dreyfus. Intitolando Storia contemporanea questa mia breve serie a seguire di recensioni di romanzi contemporanei, vorrei avere l’ambizione di fare lo stesso percorso e di realizzare lo stesso obiettivo di Anatole France utilizzando, però, l’arma a me più adatta della critica letteraria e verificando la qualità della scrittura di alcuni testi narrativi che mi sembrano più significativi, alla fine, per ricomporre un quadro complessivo (anche se, per necessità di cose, mai esaustivo) del presente italiano attraverso le pagine dei suoi scrittori contemporanei. (G.P)

di Giuseppe Panella

9. Quarant’anni prima, tra il Sessantotto e la deriva del linguaggio dei contemporanei. Alberto Arbasino, La vita bassa, Milano, Adelphi, 2008

«In questo stato, e poi Un paese senza, obbedivano al dovere civile delle testimonianze ‘dal vivo’ nelle congiunture epocali, in seguito utili ai ricercatori e agli archivisti del ‘post’ e del ‘propter’, del perché e del percome, del prima e del dopo. “E se domani…”canticchiavano al piano-bar gli storici futuri anche involontari, nel corso degli eventi. Poi, ogni storiografia o iconografia o commemorazione finirà per registrare soprattutto due serie parallele di icone inevitabili, per quegli anni Settanta. Continua a leggere