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Imperfetto sublime. Conversazione con Cristina Annino


(La corrida)


Imperfetto sublime.
Conversazione con Cristina Annino.

Di Nadia Agustoni

La poesia e internet, la casualità e la simpatia hanno portato a un incontro con la personalità unica del poeta Cristina Annino, voce di una forza rara e di un originalità che non smette di stupirmi. Uno scambio intenso di e-mail e un parlare aperto, pur a distanza, hanno poi avuto l’esito di alcune conversazioni nella sua bella casa romana. La semplicità della persona mi ha doppiamente impressionato. Temo da sempre gli incontri viso a viso, con autori amati, perché di solito deludono. Non è stato questo il caso, perché Annino è quel che è, nella parola come nella vita. Diretta, semplice e mai banale, mai arresa a un cedere dei discorsi quando potrebbero inclinare a frasi fatte o a luoghi comuni. I pochi giorni romani hanno intensificato le mie precedenti impressioni e il nostro discorrere è proseguito. Continua a leggere

QUEL CHE RESTA DEL VERSO N.36: Parole dall’esilio. Alessandro Ghignoli, “Amarore”

Il titolo di questa rassegna deriva direttamente da quello di un grande romanzo (Quel che resta del giorno) di uno scrittore giapponese che vive in Inghilterra, Kazuo Ishiguro. Come si legge in questo poderoso testo narrativo, quel che conta è potere e volere tornare ad apprezzare quel che resta di qualcosa che è ormai passato. Se il Novecento italiano, nonostante prove pregevoli e spesso straordinarie, è stato sostanzialmente il secolo della poesia, oggi di quella grande stagione inaugurata dall’ermetismo (e proseguita con il neorealismo e l’impegno sociale e poi con la riscoperta del quotidiano e ancora con la “parola innamorata” via e via nel corso degli anni, tra avanguardie le più varie e altrettanto variegate restaurazioni) non resta più molto. Ma ci sono indubbiamente ancora tanti poeti da leggere e di cui rendere conto (senza trascurare un buon numero di scrittori di poesia “dimenticati” che meritano di essere riportati alla memoria di chi potrebbe ancora trovare diletto e interesse nel leggerli). Rendere conto di qualcuno di essi potrà servire a capire che cosa resta della poesia oggi e che valore si può attribuire al suo tentativo di resistere e perseverare nel tempo (invece che scomparire)… (G.P.)

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di Giuseppe Panella

 

Parole dall’esilio. Alessandro Ghignoli, Amarore, Bologna, Edizioni Kolibris, 2009

Alessandro Ghignoli vive da molti anni a Madrid (insegna nella prestigiosa università di Alcalà de Henares, la patria di Cervantes). Non credo che ne sia insoddisfatto. La sua amarezza, il suo amarore del titolo, nasce da altro. E’ innanzitutto un’insoddisfazione linguistica. Nella prima sezione, Predicamento di me, di quello che può essere considerato un fluente flusso poematico, un vero e proprio poemetto in tre stasimi si legge:

« prima descrizione. delle infinite volte a me dicendomi / di parlare l’italiano senza accento / e lasciare il dialetto da me usato / soggiogato da io al mio volere / creduto di saperne di lettere di plurali / di subiettivo e gerundio e coniunzioni / e tutti i resti d’avverbi che di mia vita / mi feci in costruzione o mi disfeci» (p. 11).

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