
di Andrea Galgano
L’esergo di Tommaso Landolfi, posto all’inizio di questo intenso volume di Rosa Salvia, Tempo innocente, apre e abita queste linee, in cui la precisione, l’istante denso e sfrondato non si dispone attraverso una instabile assertività, bensì con un dispiegamento di innocenza.
L’«ultima tule» di Landolfi si protrae fino agli abissi dell’essere, all’agone della nullificazione, alla impareggiabilità demiurgica e, infine, all’oscuro rovescio delle cose.
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