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Lirico terapia. Anna Achmatova, Venezia


Venezia

Colombaia dorata sull’acqua,

tenera e verde struggente,

e una brezza marina che spazza

la scia sottile delle barche nere.

 

Che dolci, strani volti tra la folla,

nelle botteghe lucenti balocchi:

un leone col libro su un cuscino a ricami,

un leone col libro su una colonna di marmo.

 

Come su di un’antica tela scolorita,

il cielo azzurro fioco si rapprende…

ma non si è stretti in quest’angustia,

e non opprimono l’umido e l’afa.

Come parlare di Venezia? Come definire l’indefinibile? La Achmatova lo fa da par suo, con risultati che ciascuno di noi può giudicare secondo i suoi parametri.

La poesia della settimana. Anna Achmatova

41

Il sempreverde è scarno e rosato.
Rudemente le nubi sono state incollate
al fresco orizzonte.
La solitaria quercia del parco
ha foglie esili, sottili lame.
Il crepuscolo arde fino a mezza notte.
Come si sta bene nella mia stretta icona!
Oggi gli uccelli mi parlano di tenere cose,
di meraviglie inusitate, future attese.
Sono felice. Ma più di tutto mi è cara
la strada declive del bosco,
il ponte malfermo e un poco incurvato;
più di tutto mi è cara l’attesa
di questi frettolosi giorni contati.

(Slepnevo, estate 1916)

[Anna Achmatova, Lo stormo bianco, Fabbri Editori, 1995, p. 105].