Colombaia dorata sull’acqua,
tenera e verde struggente,
e una brezza marina che spazza
la scia sottile delle barche nere.
Che dolci, strani volti tra la folla,
nelle botteghe lucenti balocchi:
un leone col libro su un cuscino a ricami,
un leone col libro su una colonna di marmo.
Come su di un’antica tela scolorita,
il cielo azzurro fioco si rapprende…
ma non si è stretti in quest’angustia,
e non opprimono l’umido e l’afa.
Come parlare di Venezia? Come definire l’indefinibile? La Achmatova lo fa da par suo, con risultati che ciascuno di noi può giudicare secondo i suoi parametri.


Venezia, unica al mondo, le si deve perdonare tutto, i difetti scompaiono cristallizzati in una tela che mette in luce solo i pregi
Sul Canal Grande calano
profonde le ombre della sera.
Cento gondole scure scivolano
come un segreto bisbigliante.
Ma tra due palazzi
penetra ardendo il sole del tramonto,
fiammeggiante getta un’ampia
vivida striscia sulle gondole.
Nella luce purpurea
voci sonore, alte risa,
gesti che persuadono,
e il gioco malizioso degli occhi.
Per un breve tratto
scorre appassionata la vita
e si spegne di là nell’ombra
come un mormorio incomprensibile.
Conrad Ferdinand Meyer
Ogni volta che descrivo una città dico qualcosa di Venezia.
Le città invisibili