di Chiara de Luca
Ho letto Fischi di merlo nel luogo in cui più vivi li senti risuonare, a Ferrara, dove riapprodo in seguito a vent’anni d’assenza, per ritrovare la mia città intatta, nella voce di Matteo Bianchi così come nell’attorno, così sospesa nell’eterno e bella al di fuori dello spazio e del tempo, città volante, per dirla con Roberto Pazzi, e città radente, come la bruma che iberna e che preserva il verde, città ragazza sempre, musa di De Chirico, a mostrare un volto perfetto e impenetrabile nell’abbraccio accogliente e al contempo straniante delle vie del centro. Continua a leggere

