Christian Frascella, La sfuriata di Bet, Torino, Einaudi, 2011.
di Guido Michelone
“Le scene finale valgono tutto il film” oppure “l’ultima canzone giustifica l’acquisto dell’intero cd”; così si esprimono i critici rispettivamente di cinema e di musica e così, analogamente, si è tentati di affermare giungendo alle ultime magistrali quattro-cinque pagine di questo nuovo romanzo, pagine che, dopo un colpo di scena, commuovono sino alle lacrime, come di rado succede a un giovane libro italiano: c’è in questo happy end costruttivo, un atteggiamento finalmente positivo, sereno, pacificato con l’esistenza umana: l’odio si trasforma in amore per la vita, il prossimo e se stessi; per far ciò il perno attorno a cui ruota l’intera vicenda architettata costruito su due livelli esegetici, due estremi che poi arrivano a toccarsi e congiungersi. Continua a leggere

