
Sono divenuto insopportabile.
Devo coprire con le mie parole ogni suono,
ogni rumore, ronzio, scoppio. Ogni ora.
Falcio i minuti con le mie parole. Prato all’inglese
raso a zero, come la testa rapata d’un tifoso,
come un nazista spinto dall’alcol a fare male.
Parlo, e parlo. Ne scrivo pure, di quello che dico,
ne faccio professione, di fede, di speranza.
E senza carità. Non ho pietà di chi ascolta
e vorrebbe il silenzio, di chi ha dei pieni e vorrebbe
dei nulla, tondi, arditi, coraggiosi. Dei nulla vuoti
davvero, senza ciancie e architetture e trombe
e secchi di parole e spiegazioni e moti dell’anima. Continua a leggere

