Gesù non pretende un linguaggio speciale, ma una confidenza affettuosa. Ha fame di noi, vogliamo accontentarlo?
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Gesù è uno straniero per la maggior parte della gente, così come lo era per i discepoli di Emmaus. Ci vorrebbe qualcuno che intessesse, come allora, un racconto, mostrando che il Libro dei libri, ma anche la natura, il senso delle cose, l’armonia nascosta del cosmo, parlano di Lui. Chi si prende questo incarico? Nel mio piccolo ci provo. Avanti un altro.
La Comunicazione dell’anima Tra maschile e femminile
di Mara Macrì
Presidente Acta Populi – Istituto di Comunicazione Ricerca e Giornalismo www.actapopuli.net
Per una nuova civiltà della Comunicazione
La vita nasce e si moltiplica dalla differenza di due poli basata sull’attrazione di alcune caratteristiche ritenute fondamentali per la completezza del nostro essere. Jung, analizzando i bisogni dell’inconscio, rileva che nell’altro ricerchiamo ciò che ci appartiene e che avvertiamo come nostro e con la definizione di “logica” o Logos dal greco, garantisce una collocazione al principio maschile attribuendogli la capacità di individuare, discernere, applicare e dare forma nel senso pratico, ad un pensiero. Continua a leggere
Il blues del dire – di Franz Krauspenhaar
Non abbiamo niente da dire.
Ma lo diciamo.
Lo diciamo sempre e comunque.
Le parole sono libere, democratiche,
possono essere
persino illuminanti, ma noi
non illuminiamo
noi stanchiamo
voi stancate
essi eccetera.
Non abbiamo niente da dire, ma sappiamo
come dirlo, lo diciamo con arte, ipocrisia.
Non vogliamo dire che siamo alle corde,
e nemmeno felici, vogliamo dire invece
cose intelligenti, costi il poco che costi.
Dove sei parola, se la violentiamo
con la nostra cattiveria, infelicità,
sdegno posticcio, superbia, tutto minimo…
Dove sei, se non qui, nel petto invaso
delle nostre ragioni, delle nostre lacrime
restanti e incurvate. Dove sei parola
se non nei libri che non vengono letti,
che costano sangue e sudore; ma noi
non possiamo farci niente, abbiamo, noi
il sudore nostro, pesante, da dirigere.
Noi vogliamo dire, noi diciamo, esprimiamo
il nostro profondo sdegno. La nostra alta
commozione. Urliamo o abbiamo urlato,
nei cortei. Una rara volta. Tanto tempo fa.
La nostra vita è regolata dalla precarietà.
Un tergicristallo che leva la pioggia
delle nostre giornate. Così oggi.
Diciamolo, e che in fondo così sia.
[Vagamente ispirato da “Middle class blues” di Hans Magnus Enzensberger. Immagine: FK – L’espace d’un matin.]

















