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CRESTOMAZIA 21: Gyula Illyés, “Fantasma”

FANTASMA

Stamani, l’aria è di vetro:
stupito, cammino attraverso un muro di cristallo
e un altro muro,
perché tu veda ? anche se
di sera il mio cuore si incrina ?
com’è semplice
vivere un miracolo
vivere ancora.

(Traduzione di Umberto Albini)

da “La vela inclinata”, Edizioni S. Marco dei Giustiniani, Genova, 1980


“Dell’altra moltitudine che abbiamo di versi, quasi infinita, ha scelto ciò che gli è riuscito o più elegante, o più poetico, o anche più filosofico, e infine, più bello […]” (Tratto dalla Prefazione alla crestomazia italiana de’ poeti di Giacomo Leopardi)

CRESTOMAZIA 20: Attila József, “L’inventario è pronto”

L’inventario è pronto

Confido in me fin dall’inizio –
Per chi non ha niente, non è che costi molto;
ad ogni modo non più che all’animale, che se ne va
per sempre. Pur avendo paura
ho retto al mio posto – son nato
mi sono messo insieme e mi sono distinto.
Ho anche pagato, secondo il dovuto
e a chi mi ha datisgrato, l’ho ripagato con l’amore.
Se donna si è intrattenuta con me per darmi ad intendere
davvero io l’ho creduta – e si contenti!
Ho lucidato navi, ho impanato la gramigna,
tra signori intelligenti ho fatto il finto tonto.
Ho smerciato semi di girasole, pane, libri
giornali, versi – quel che al momento era più facile.
Non in lotte trionfali, né col cappio al collo,
avrò fine in un letto, come spero a volte.
Come che sia, ormai l’inventario è pronto.
Ho vissuto – e di ciò sono morti altri.

Traduzione di Edith Bruck


“Dell’altra moltitudine che abbiamo di versi, quasi infinita, ha scelto ciò che gli è riuscito o più elegante, o più poetico, o anche più filosofico, e infine, più bello […]” (Tratto dalla Prefazione alla crestomazia italiana de’ poeti di Giacomo Leopardi)

CRESTOMAZIA 19: José Hierro, “ACCANTO AL MARE”

ACCANTO AL MARE

Se muoio, che mi mettano nudo,
nudo accanto al mare.
Saranno le acque grigie il mio scudo
e non si dovrà lottare.

Se muoio che mi lascino da solo.
Il mare è il mio giardino.
Non può, chi amava le onde,
desiderare un’altra fine.

Sentirò la melodia del vento,
la misteriosa voce.
Sarà finalmente vinto il momento
che miete come falce.

Che miete incubi. E quando
la notte inizierà ad ardere,
sognando, singhiozzando, cantando,
io nascerò di nuovo.

(1953)

José Hierro, Poesie scelte, a cura di Alessandro Ghignoli, Raffaelli Editore, Rimini 2003

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CRESTOMAZIA 18: Salvatore Toma, “Il maiale”

Il maiale
era lì che mi guardava.
Il macellaio
faceva finta di niente
e gli girava intorno indeciso
col coltellaccio allucinato.
Voltai l’angolo
il maiale pareva
implorarmi a restare
posando alla catena
come un lupo in olfatto.
Così rimasto incantato
non sentì il coltello
forargli la gola
e non vide il sangue
colargli a dirotto.
Era tutto concentrato
a rivedermi apparire.

da “Canzoniere della morte” (Einaudi, 1999)

 


 

“Dell’altra moltitudine che abbiamo di versi, quasi infinita, ha scelto ciò che gli è riuscito o più elegante, o più poetico, o anche più filosofico, e infine, più bello […]” (Tratto dalla Prefazione alla crestomazia italiana de’ poeti di Giacomo Leopardi)

CRESTOMAZIA 17: GIORGIO VIGOLO, “La Collina”

La Collina

Uscire ai campi ancora mi consola
e solo andare in compagnia degli alberi
a toccare il cielo sulla collina.
Una capra legata
brucava in un pendio:
io mi fermai a parlare con la capra,
l’aiutai a districare la zampa:
essa mi ringraziò con voce umana.
Nulla è più bello al mondo
che quando si comunica,
e coi ciottoli, gli uccelli, i fili d’erba
si trova una comune lingua.
Ma è più facile parlare a una capra
che comunicare con l’uomo.
Perciò mi piace salire sulla collina
e vedere la città di lontano
coi suoi alveari di vespe stizzite.
Io ho litigato con loro.

Da Fantasmi di pietra (1977)

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CRESTOMAZIA 15: Eugenio Montejo, “GLI ALBERI”

GLI ALBERI

Parlano poco gli alberi, si sa.
Passano tutta la vita meditando
e muovendo i loro rami.
Basta guardarli in autunno
quando si riuniscono nei parchi:
soltanto i più vecchi conversano,
quelli che donano le nuvole e gli uccelli,
ma la loro voce si perde tra le foglie
e assai poco percepiamo, quasi niente. Continua a leggere

CRESTOMAZIA 13: Carlos Drummond de Andrade, “BAMBINO CHE PIANGE NELLA NOTTE”

BAMBINO CHE PIANGE NELLA NOTTE

Nella notte lenta e tiepida, morta notte senza rumore, un bambino piange.
Il pianto dietro il muro, la luce dietro la vetrata
si perdono nell’ombra dei passi soffocati, delle voci estenuate.
Eppure si sente perfino il rumore della goccia del medicinale che cade sul cucchiaio.

Un bambino piange nella notte, dietro il muro, dietro la via,
lontano un bambino piange, in un’altra città forse,
forse in un altro mondo.

E vedo la mano che alza il cucchiaio, mentre l’altra sostiene il capo
e vedo il filo oleoso che scorre sul mento del bambino,
scorre sulla via, scorre sulla città (un filo solo).
E non c’è più nessuno al mondo se non questo bambino che piange.

Traduzione di Vera Lúcia de Oliveira

Fonte: http://www.filidaquilone.it/num005deoliveira2.html


 

“Dell’altra moltitudine che abbiamo di versi, quasi infinita, ha scelto ciò che gli è riuscito o più elegante, o più poetico, o anche più filosofico, e infine, più bello […]” (Tratto dalla Prefazione alla crestomazia italiana de’ poeti di Giacomo Leopardi)

CRESTOMAZIA 11: “Io non me la rido della morte ” di JAVIER HERAUD

“Io non me la rido della morte ” di JAVIER HERAUD

 

Tu hai voluto riposare
in terra morta ed in oblio.
Credevi di poter vivere da solo
nel mare, o nei monti.
Poi hai saputo che la vita
è solitudine tra gli uomini
e solitudine tra le valli.
Che i giorni che circolavano
nel tuo petto erano solo campioni
di dolore tra il tuo pianto. Povero
amico. Non sapevi niente e non piangevi niente.

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CRESTOMAZIA 9: “RIMPROVERO” di HUMBERTO AK’ABAL

RIMPROVERO

La luna era una grande casa
seduta sulla schiena della collina.

Quando mio padre mi rimproverava,
io andavo dalla luna
e lì dormivo.

(da Tessitore di parole, Le Lettere, Firenze 1998, a cura di Emanuela Jossa).


 

“Dell’altra moltitudine che abbiamo di versi, quasi infinita, ha scelto ciò che gli è riuscito o più elegante, o più poetico, o anche più filosofico, e infine, più bello […]” (Tratto dalla Prefazione alla crestomazia italiana de’ poeti di Giacomo Leopardi)

CRESTOMAZIA 8: “Aiére” di Albinio Pierro

Aiére

Aiére nun ha’ vinute,

e a mmi ca t’aspittèj cannijànne

passàite ‘a morte cchi ncolle

e si facìte u fridde cchiù grane.

Pò come nda nu mère di nive

si fècete citte u munne:

avì schitte nu passarelle

cch’i scille tise a lu funne.

 

(da un pianto nascosto)


 

“Dell’altra moltitudine che abbiamo di versi, quasi infinita, ha scelto ciò che gli è riuscito o più elegante, o più poetico, o anche più filosofico, e infine, più bello […]” (Tratto dalla Prefazione alla crestomazia italiana de’ poeti di Giacomo Leopardi)

CRESTOMAZIA 7: “Le mani giunte” di KIKUO TAKANO

LE MANI GIUNTE

Quando la scimmia col suo piccolo in braccio
corre sconvolta ma non fa in tempo
a fuggire, né trova il suo rifugio,
verso chi le punta il fucile
giunge le mani e implora

di lasciarla andare, di salvarla,
piangendo disperata, strofinandosi
le mani con tutte le forze.
Il suo gesto nel chiedere pietà
al cacciatore, è come quello dell’uomo.

Per quanto esperto, il cacciatore di scimmie
non se la sente allora di sparare.
“Su, fuggi, fa presto!” Chiusi gli occhi
scoppia a piangere – così ci racconta.

Sebbene non ricordi più il nome
del vecchio che mi ha raccontato
con amarezza quel suo lugubre lavoro
dicendomi di non volere mai più affrontare,
né in campagna né sui monti,
la tragedia del cacciatore di scimmie,
non posso scordare le mani giunte
della scimmia, quel tremolio di mani
che ad altre somigliano.

(KIKUO TAKANO, da Nel cielo alto, Oscar Mondadori, 2003)

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CRESTOMAZIA 6: “Mi alzo con le palpebre infuocate” di Pier Paolo Pasolini

Mi alzo con le palpebre infuocate.
La fanciullezza smorta nella barba
cresciuta nel sonno, nella carne
smagrita, si fissa con la luce
fusa nei miei occhi riarsi.
Finisco così nel buio incendio
di una giovinezza frastornata
dall’eternità; così mi brucio, è inutile
– pensando – essere altrimenti, imporre
limiti al disordine: mi trascina
sempre più frusto, con un viso secco
nella sua infanzia, verso un quieto e folle
ordine, il peso del mio giorno perso
in mute ore di gaiezza, in muti
istanti di terrore…

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CRESTOMAZIA 5: “Strambotti” di Niccolò Machiavelli

I

Io spero, e lo sperar cresce ‘l tormento:
io piango, e il pianger ciba il lasso core:
io rido, e el rider mio non passa drento:
io ardo, e l’arsion non par di fore:
io temo ciò che io veggo e ciò che io sento;
ogni cosa mi dà nuovo dolore;
così sperando, piango, rido e ardo,
e paura ho di ciò che io odo e guardo.

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CRESTOMAZIA 3: Corrado Costa (da “Pseudobaudelaire”)

Corrado Costa (da Pseudobaudelaire, 1964)

I due passanti: quello distinto con il vestito grigio
e quello distinto con il vestito grigio, quello con un certo
portamento elegante e l’altro con un certo portamento
elegante, uno che rideva con uno che rideva
uno però più taciturno e l’altro
però più taciturno, quello con le sue idee
sulla situazione e quello con le sue idee
sulla situazione: i due passanti: uno improvvisamente
con gli attrezzi e l’altro improvvisamente nudo
uno che tortura e l’altro senza speranza
una imprecisabile bestia una imprecisabile preda:
i due passanti: quello alto uguale e quello
altro uguale, uno affettuoso signorile l’altro
affettuoso signorile, quello che si raccomanda e
quello che si raccomanda.

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CRESTOMAZIA 2: Ivano Ferrari, “La morte moglie”

Ivano Ferrari, La morte moglie, Einaudi.

Sono bovini diversi
di pelo corto
folti ciuffi sulla fronte
e manti che tendono al chiaro,
il primo della fila
riceve un colpo secco,
una volta appeso lo si sgozza
e chi tra noi ha esperienza
prende un bicchiere di carta
e assaggia il sangue caldo,
jugoslavi, dice.

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