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Deragliate 4

Deragliate 4

Ecco il terzo e il quarto contributo per “Deragliate”: due storie dove l’ospedale diventa un approdo perdente e annichilimento per le protagoniste. Comincia Nina Maroccolo con La Senzanome, e conclude Silvia Ancordi con “Dal sei al tre”: anche la sua protagonista non ha un nome ma è solo un numero. Per entrambe,con una femminilità dolorosa e scarnificata, in balia di chi non sa ascoltare, aiutare, sentire, esercitando invece che assistenza un involontario sopruso.

La Senzanome di Nina Maroccolo

I
Il treno deragliò.
Deragliamento a perdersi – come il suo, che intonando una canzone a episodi proclamava un “Ahi” onomatopeico di complessa interpretazione.
Così lamentò la senzanome:
“Sì, ch’io vorrei morire… Amore, la bella bocca del mio amato core.
Ahi, cara e dolce lingua, datemi tanto umore, che di dolcezza in questo sen m’estingua!” *

Incombeva la puzza nel retrotreno, l’odore stantio d’un molteplice atto urinario imploso da un’autografia senza bio-antisettico. Usare il germicida era troppo…
“Ahi, vita mia, a questo bianco seno deh, stringetemi fin ch’io venga meno.
Ahi bocca, ahi baci, ahi lingua, i’  torna’a dire sì, ch’io vorrei morire” *
… Contusioni, ossa incrinate, guasti mentali da emendare?
Quant’era bella la senzanome amorosa! E quell’“Ahi” magistralmente stonato, sembrava concederle un respiro celeste dal puro accento erotico. Reduce incandescenza tra ebbri umori memoriali, vita intima – intimamente annunciata senza pudore.
Arrivò l’autoambulanza, e una lettiga a forma di baldacchino.
“Dio, che odore… Guarda, sei pure incinta…”
“Oh! Ahi! M’uccide il duolo vostro, ahi!”
La senzanome fu portata all’ospedale, reparto neonatologia. Continua a leggere

Deragliate 3

Sono cinque i pezzi che ho scelto di pubblicare dopo aver lanciato l’idea qui. Sono questi che ho scelto per aprire lo sguardo. Le prime due uscite sono a coppie, così si fanno compagnia: il cammino è duro. L’ultima esce da sola, un contributo maschile di Carmine Vitale, che anche se non è perfettamente in tema mi ha commossa per il suo splendido sguardo.

Comincio quindi oggi con Mariastella Eisenberg, teneramente breve, e Anna Costalonga con un doloroso disagio così a portata di mano, riconoscibile. Gli altri tre li vedrete domani e dopodomani.

Primo pezzo, di Mariastella Eisenberg

Poggiava il pezzetto di sapone sul bordo della carrozzina traboccante di buste dopo essersi strofinata vigorosamente, e si risciacquava alla fontanella della stazione: i gesti svelti non svelavano un centimetro di pelle, la indovinavi rotonda sotto l’ampia veste, e soda per i suoi capelli

tutti grigi stretti in un grosso nodo. “Ciao Maria!” la salutavano i ferrovieri passando, qualcuno le offriva una sigaretta, qualcuno dei biscotti; lei ringraziava timida, con un pudore antico che la strada non le aveva tolto.

Secondo pezzo, di Anna Costalonga

“Daaaai!Uno! Due! Tre! Hop! Hop!Hop!”

“Ma chi è quella? Cosa sta facendo, aerobica?”

Impossibile non notarla, nella pista da ballo improvvisata, sotto gli ippocastani del parco. L’unica che si dimena con tutta la forza che ha addosso, più che ballare pare che faccia ginnastica.

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