
Vivo al centro di una valle vicina a città, stazioni ed autostrade, famosa per i carciofi e la cipolla ramata. Di lavoro ce n’è poco. I maschi si sposano giovani, le femmine vanno in palestra un mese prima di sposarsi. Dopo il matrimonio, ingrassano, sfornano figli come giumente, e a trent’anni ne dimostrano cinquanta. A mezzogiorno, sulle panchine davanti al Comune, i corpi dei vecchi assumono la posizione dei morti che si vedono al telegiornale dopo una strage. Al bar, mirabile accordo tra le persone ai tavoli e le canzoni alla radio: non conosco né le une né le altre.
Incontro per caso la bambina con cui giocavo da piccola nel giardino sotto casa: mi guarda come se non mi avesse mai incontrata prima.
In compenso, l’aria è buona; buoni la carne, il vino, la frutta, il pane. Il tempo è lento, i passaggi a livello si chiudono con largo anticipo e si riaprono con comodo, e nell’attesa non ci sono motori accesi, ma lucertole che riposano, cicale che brillano.
Spengo le azioni e me ne vado in giro. Continua a leggere→