

Quello che cerco nella vita non si discosta molto da ciò che cerco nella poesia, fuori da ogni estetismo formale o informale. Scrivere per rimettere in moto l’Io, questo è l’auspicio: una poesia quindi capace di essere testimonianza del presente, ma anche di trasformazione attraverso la parola poetica che nasce da un sorgente interiore, misteriosa quanto la vita stessa, che è continuo miracolo di morte e rinascita. La sfida è spostare o bucare il limite che richiede uno scavo nella profondità, scavo di una parola necessaria in un dato contesto, di una parola che nasca da tutto il nostro essere nel dentro e fuori di un’esperienza vissuta alla ricerca di spazi di ascolto condiviso. Spesso quando scrivo, conosco l’inizio ma non l’arrivo.
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La parola ai poeti. Fabia Ghenzovich
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