[foto di Daniele Ferroni]
Scrivere per sbendare la ferita
La poesia è una ferita individuale
che diventa musica collettiva.
Maria Grazia Calandrone
Sono “morta emotivamente e psichicamente”, per usare le parole della mia terapeuta, quando mio figlio si è suicidato tre anni e mezzo fa. Allora e per molti mesi a venire sono stata come altrove. Tutto ciò che era vitale per me non esisteva più, compresa la scrittura. Non riuscivo più a seguire un film, ad ascoltare musica, né tantomeno a leggere poesia o qualsiasi altra cosa. Potevo solo camminare e nuotare perché erano i modi in cui il corpo cercava di fuggire la violenza del pensiero. Il primo libro su cui sono riuscita di nuovo a concentrarmi è stato il volume dei Meridiani dedicato alle opere di Sylvia Plath, forse in virtù di un’affinità con il suo sentire e per una ricerca di solidità espressiva. A poco a poco ho ripreso a leggere con costanza, poi a scrivere versi e infine, passato quasi un anno, a partecipare a incontri di poesia. Continua a leggere


