Due poesie kitchen di Francesco Paolo Intini e Giorgio Linguaglossa, Commento di Marie Laure Colasson
Francesco Paolo Intini
Un Cappotto Taglia 110 per Beethoven
Flex e il violinista si piantano sul balcone.
All’aereo che passa mandano un saluto ultravioletto
È giorno di cieli rotti e rifacimenti in nero.
Mattonelle scendono sugli abeti, riempiono i cortili
Un passero rovista nel riciclabile. Manca un led alla rabbia finale.
Il potere si concentra in un motore poi passa di mano in mano
Ma non saprà dirci, con tutta evidenza,
Cos’è quest’allegrezza nel fil di rame.
Si tratta di prolegomeni. Quello che accadrà ai nervi.
Se interroghi una scocca il parafango brandisce dubbi.
Dentro l’uovo cresce un velociraptor: TRRRRRR…
Spaccherà il guscio dell’Europa
Cosa vuoi che sia un trapano?
Toc..Toc… fa l’inizio di un bussare alla serranda:
che ci fanno i Cristi nella banda?
C’è sempre il lancio dal quinto piano
Previsto per il 15 dicembre.
Si aprono i lapsus e nel fuggi-fuggi dei violini
Beethoven azzanna un violoncello:
per i figli-dice- quelli che verranno.
Sulla bacchetta spunta una rapa
tra le orecchiette, le acciughe al sale
e patacche d’oro da inghiottire all’alba. Continua a leggere
