In questi mesi il mio lavoro consiste principalmente nel leggere le poesie di un autore latino del tardo Quattrocento, che qui chiamerò semplicemente X.
Il mio rapporto con X è una metafora del rapporto che mi lega alla poesia in genere: ogni giorno un testo nuovo, da esaminare verso per verso, ritrovando fili di pensiero, tracce emotive, memorie culturali sepolte da cinquecento anni.
Per X ho sviluppato un’attenzione più simile alla tenerezza fisica che alla venerazione, e la sua voce è diventata una funzione del mio sguardo. La rivivo mentre guardo gli alberi del parco, i corpi delle persone; la sento intrufolarsi nei miei sogni, nelle mie riflessioni, nelle parole che rivolgo ad amiche e amici. Sento che pian piano X mi sta plasmando.
Credo nella poesia come in un valore quando essa si compromette con la materia grafica, fonica, fisica e biologica: ai miei occhi di lettore/autore del terzo millennio, la poesia è una pratica artigianale che unisce gli esseri viventi in diverse stazioni del continuum, abolendo i confini fra il tardigrado e lo pterosauro. Continua a leggere
La parola ai poeti. Gianluca Furnari
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