Cari maestri, cari professori. Ricordi di scuola di un insegnante. [Puntata 2/2]
di Gustavo Micheletti
Al liceo
A liceo-ginnasio Niccolò Machiavelli di Lucca il primo ricordo va alla professoressa Ragone, che era simpatica, tutta ingioiellata e con bel sorriso sfolgorante di rossetto. Con il mio compagno di banco, proprio davanti a lei, in prima fila, parlavamo spesso di politica e d’imminenti rivoluzioni. Lei era abbastanza comprensiva e ogni tanto pareva ci ascoltasse anche mentre spiegava. Poi all’improvviso ci diceva un po’ spazientita di smettere, ma non sembrava troppo convinta, e infatti dopo un po’ si continuava.
Sempre al ginnasio un incontro importante fu quello con Don Mattioli, un vero teologo, profondo e dialogico, una persona di grande temperamento e con uno sguardo giovane e vivace, nonostante avesse già una certa età. Aveva fama d’essere stato molto bello e d’aver fatto innamorare in gioventù diverse ragazze. Un giorno ci spiegò che l’essere prete non era in contrasto con l’essere uomo e che anzi aveva un senso proprio in quanto uno non smetteva di essere uomo. Un’altra volta ci confessò che si commuoveva ascoltando le arie di Puccini. Aveva una voce calda e gesticolava bene, lanciando occhiate acute e remote verso la luce che entrava dalle finestre, e ogni tanto si rimaneva a parlare di Dio e del male fuori della scuola. Sapeva ascoltare. Un giorno, nell’atrio, durante la ricreazione, mi chiese all’improvviso perché sembrassi un ragazzo più grande della mia età, e non seppi rispondere, ma mi sentii più vecchio del solito.




