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D’un fiato. Il Foglio Clandestino

Ho ricevuto Il Foglio Clandestino e l’ho letto d’un fiato. Certo, saltando qualcosa, ma nessun nome, sorpreso dalla qualità alta, dall’assenza assoluta di cadute di stile. Pubblicazioni come queste mi convincono che non tutto è perduto; Freud ha colto nel segno ritenendo che siano stati i poeti a scoprire l’inconscio, e dunque la poesia ha un potere terapeutico. Fanno bene, fogli così: occorre parlarne, desiderare che il postino suoni due volte e li recapiti anche a chi non legge, perché le parole prenderanno voce, si sintonizzeranno sulla lunghezza d’onda che invita a vivere sul serio – soprattutto in tempi come questo – e non semplicemente a sopravvivere. Per fare la rivoluzione è sufficiente rovesciare l’ordinarietà: la banalità diventa creativa, la disperazione sboccia  in speranza. Ringrazio Gilberto Gavioli per il coraggio di credere in un’impresa difficile: la poesia è una clandestina che si vorrebbe espellere dai confini della vita “normale”, ma lei torna col piglio di chi sa di essere indispensabile a qualcuno. Il Foglio Clandestino è l’apparizione improvvisa di un testo che cade sotto gli occhi e non si può non leggere, d’un fiato.