
Non crediamo all’amore. I maestri dell’ateismo ci hanno inculcato, con tenacia scientifica, il piccolo cabotaggio dell’amore sociologico, formale, che si pasce di idee, autocelebrativo e narcisistico. Il vero peccato è questo: aver ceduto l’anima ai cattedratici del nulla, ai figli del signore delle mosche: baal zebub.
Ma si può tornare indietro, alle origini, o al futuro, come dice qualcuno: credere in un Dio fatto carne. Basta pensare a Lui perché la vita rifluisca, perché scopriamo la sua immensa cura, la delicata Provvidenza, il desiderio intensissimo di comunione. Lasciagli il suo posto nel cuore e ti sarai liberato dall’incantesimo del male. Sarai vita che scorre, oltre lo spazio e il tempo, scia di luce.
Scia di luce
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