Per Mario Capanna, uno dei principali leader del movimento giovanile del Sessantotto “è evidente che siamo di fronte ad un mondo sbagliato” in cui “la politica è stata relegata ad un ruolo servile nei confronti del potere economico e finanziario”. I giovani Indignati “hanno capito che se non cambiano questo stato di cose sono destinati a un futuro di disoccupazione e precarietà”. Secondo Capanna “un nuovo modello economico più giusto del capitalismo esiste già: produzione e commercio equo solidali basati su un sistema di microcredito” in cui “il principio del profitto viene sostituito da quello del giusto guadagno”.
Gli Indignati sono ormai diventati un fenomeno globale, possiamo parlare di un nuovo ’68 ?
“No, perché la storia non si ripete. Però è certo che se questo movimento regge nel tempo e non si dissolve rapidamente, come capitato ad altri movimenti negli anni scorsi, può essere una pagina importante di cambiamento”. Continua a leggere

