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La parola ai poeti. Matteo Pelliti

Rispondo al gentile invito ricevuto da Fabrizio Centofanti di partecipare alla serie di interventi “La parola ai poeti” e, subito dopo aver accettato e aver letto un po’ dei contributi già pubblicati, precipito nel baratro della domanda: “E ora cosa scrivo?”. Quale sia la mia idea di poesia? Forse riproporre le mie poesie scritte nell’infanzia? Oppure le cose ultime a cui sto lavorando? Magari pubblicizzare la collana di poesia giocosa “Frisbee” che ho immaginato e che sta per uscire nei prossimi mesi presso Industria&Letteratura? Dare “la parola ai poeti”, fuori dal perimetro del loro fare poesia, ma anche, spesso, dentro quel perimetro, comporta sempre qualche rischio. Se non altro di tenuta da parte del lettore che si accosti a queste porzioni di autobiografia, o di auto-commento. Quindi? Intanto un’osservazione preliminare: nel novero. Mai come adesso, ma forse è sempre stato così, se già Giovanni Giudici lo osservava in suo intervento sull’Unità degli anni Novanta[1], una delle principali preoccupazioni dei poeti contemporanei pare quello di essere compresi “nel novero” dei poeti contemporanei. Ecco, io vorrei confessare che ho cercato il più possibile di sottrarmi da questa ansia di essere dentro un elenco, un numero, un indice, un’antologia, un albo di abilitati e abili, un gruppo, una corrente, una scuola, una cordata, un cenacolo. Preferisco cercare di captare quel che mi interessa scrivere e come mi interessa scriverlo, con estrema libertà: il foglio bianco è un luogo di libertà, vigilata dai vincoli che mi do scrivendo. Si potrebbe dire che all’aumentare di vincoli aumenta la libertà espressiva. Forse è questo atteggiamento che mi ha portato, alla fine, ad essere incluso tra gli autori dell’OPLEPO, l’omologo italiano dell’OULIPO francese. Il quale dato contraddice, in parte, proprio quello che ho scritto poco sopra (il disinteresse circa l’appartenere a un gruppo, formalizzato o meno che sia). Ecco, la poesia per me è anche il luogo dove sperimentare proficuamente la contraddizione, forse. Continua a leggere