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Contro l’ordine ingiusto: voci poetiche e dignità umana

 

di Nadia Cavalera

Non nel nostro nome (Edizioni Mondo Nuovo), a cura di Massimo Pamio e Adam Vaccaro, non è un’antologia “a tema”: è un atto. È la decisione di non lasciare che la lingua pubblica — quella dei comunicati, delle giustificazioni, dei distinguo, dei “forse” — continui a passare come innocente. Qui la poesia si mette in mezzo, non per decorare la storia, ma per contraddirla, per incrinare la sua superficie liscia. E lo fa nel punto più scoperto: la dignità. Continua a leggere

“UMAFEMINITÀ- CENTO POET* ” – Antologia poetic*, a cura di Nadia Cavalera

umaUMAFEMINITÀ- CENTO POET* ” – Antologia poetic*, a cura di Nadia Cavalera

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di Antonino Contiliano

CENTO POET*” – chiamati dalla battagliera poeta Nadia Cavalera attorno alla sua stimolante e viva idea-progetto di umanità “femina”– si ritrovano come un compatto “noi” poetico attorno a lei e alla sua proposta costituente in itinere. È la proposta che per ora si è concretizzata nelle voci antologiche di “UMAFEMINITÀ- CENTO POET*. Nadia Cavalera, per ricordarla ai più, è la stessa poeta che a Modena ormai da anni porta avanti con successo il premio di poesia “A. Tassoni”.

L’antologia poetica, da lei voluta e curata, è il lancio di una progett-azione poetica di differenza e singolarità di stili di vita e coesistenza alternativi; e la sua coralità poetica vuole essere una poesia impegnata e mediatrice sul fronte di una “parola/lettera” volto nella direzione relativa del fine metamorfosante che auspica e persegue. Un’azione cioè che investe la parola come conatus politico-sociale modificante i luoghi comuni del “maschile”, quelli ormai fuori luogo quale aggregante persuasivo generale e attorcigliato nella spirale delle guerre del terrore, delle paure securitarie, degli infanticidi, dei femminicidi o, per dirla spinozianamente, delle “passioni tristi”, etc.

I poeti, ivi raccoltisi in attivo poetare plurale di soggetti diversi, condividono i propositi di questa interazione atta a modificare la condotta pratica delle relazioni umane concrete, lasciando che la teoria si faccia corpo e insieme comportamenti coerenti con le nuove pratiche di soggettivazioni non violente. Pratiche “foemine” sottratte all’arché (principio e dominio) del maschio, “invidioso” della potenza generatrice della “femina”(capovolgimento del dogma freudiano: la donna come l’essere che è invidioso del pene maschile; un maschio mancato?). Continua a leggere

QUEL CHE RESTA DEL VERSO n.47: Poesie civili per una terra ormai diventata in-civile. Nadia Cavalera, “Spoesie (2006-2009)”

Il titolo di questa rassegna deriva direttamente da quello di un grande romanzo (Quel che resta del giorno) di uno scrittore giapponese che vive in Inghilterra, Kazuo Ishiguro. Come si legge in questo poderoso testo narrativo, quel che conta è potere e volere tornare ad apprezzare quel che resta di qualcosa che è ormai passato. Se il Novecento italiano, nonostante prove pregevoli e spesso straordinarie, è stato sostanzialmente il secolo della poesia, oggi di quella grande stagione inaugurata dall’ermetismo (e proseguita con il neorealismo e l’impegno sociale e poi con la riscoperta del quotidiano e ancora con la “parola innamorata” via e via nel corso degli anni, tra avanguardie le più varie e altrettanto variegate restaurazioni) non resta più molto. Ma ci sono indubbiamente ancora tanti poeti da leggere e di cui rendere conto (senza trascurare un buon numero di scrittori di poesia “dimenticati” che meritano di essere riportati alla memoria di chi potrebbe ancora trovare diletto e interesse nel leggerli). Rendere conto di qualcuno di essi potrà servire a capire che cosa resta della poesia oggi e che valore si può attribuire al suo tentativo di resistere e perseverare nel tempo (invece che scomparire)… (G.P.)

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di Giuseppe Panella

Poesie civili per una terra ormai diventata in-civile. Nadia Cavalera, Spoesie (2006-2009), con un’introduzione di Mirella Serri, Roma, Fermenti, 2010

Spoesie (2006-2009) è l’ultima (finora) raccolta di testi poetici di Nadia Cavalera e arriva dopo l’esplosione sperimentale e surrealistica di Superrealisticallegoricamente (Roma, Fermenti, 2006) dove il tentativo era stato quello – riuscito e complesso – di allargare l’area della coscienza poetica attraverso l’implosione interna delle parole usate in chiave spesso antifrastica e di pura significanza.

Spoesie è, invece, un libro dal registro civile, di indignazione politica e morale, di confronto aspro e duro e amaro con il presente.

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