
di Guido Michelone
Il Marcovaldo di Italo Calvino, uscito nel 1963, per i tipi della torinese Einaudi – quando l’autore è già un fenomeno cult per le nuove generazioni, grazie ai racconti e alla trilogia I nostri antenati – diventa subito un libro non solo di successo, ma soprattutto di riferimento per insegnanti ed educatori, almeno fino alla morte dello scrittore nel 1985, quando in Italia si inizia a prediligere soprattutto il Calvino teorico delle lezioni americane o il meta-romanziere complesso di Palomar, Se una notte d’inverno un viaggiatore, Il castello dei destini incrociati, Le città invisibili, abbandonando il narratore realista (Il sentiero dei nidi di ragno e soprattutto gli splendidi La giornata di uno scrutatore e La speculazione edilizia, fra l’altro coevi a Marcovaldo) o surreale (Le cosmicomiche e Ti con zero) che, tranne qualche rara adozione scolastica, meriterebbe oggi nuova visibilità proprio come il nuovo Marcovaldo di cui oggi tanto si parla.
