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La parola ai poeti. Raffaella Rossi

“L’amor che move il sole e l’altre stelle”

Inizio con Dante Alighieri e con l’ultimo verso del Paradiso (canto XXXIII verso 145). La poesia per me è come il verso 145 scritto dal sommo poeta nell’opera più importante della letteratura italiana: la Divina Commedia. Dante, giunto alla fine del suo viaggio e accompagnato da Beatrice, arriva nell’Empireo, il luogo dove è presente Dio con tutta la sua essenza, la sua luce, dove volano in assoluta libertà gli angeli e i beati. Il poeta, consapevole che l’amore è il motore di tutto il mondo, si abbandona nella luce divina, comprendendo che come il cielo, le stelle e il sole, anch’egli è amore. Immagino la poesia proprio in questo modo, un mistero, un’esperienza di totale bellezza come è stata l’esperienza di Dante al cospetto di Dio. Un viaggio che ancora non riesco a narrare: poesia, parola incastrata nello sterno, tra il cuore e la punta dello stomaco, personalmente è in questo posto che sento erompere i miei versi. C’è qualcosa di profondamente spirituale che mi lega alle parole, piccole formiche operanti, si allineano su un foglio per costruire i miei versi, poesie e prose; anche in questo momento sento le formiche disporsi lungo le dita. La poesia muove il sole e le altre stelle.
In tutto questo mistero c’è sempre tanta razionalità, un nucleo di idee che progressivamente vengono fuori da quel mio punto definito. Per essere poeti ci vuole molta forza, come ho sempre scritto fare poesia significa anche “sfiorare l’inferno” perché la bellezza, la luce, la verità, si raggiunge soltanto dopo aver incontrato l’abisso, anche Dante arriva in Paradiso dopo aver attraversato l’Inferno e il Purgatorio. La poesia è proprio come un contrasto interno che unito all’armonia genera la mia verità, è un po’ come quel polemos introdotto da Platone, ossia l’azione volta a portare alla luce il contrasto e la discussione sull’archegos (ciò che è all’origine di tutto). Il mio polemos, padre di tutte le cose è la poesia. Una poesia che mi parla da dentro, una voce muta e a cui dono la mia stessa voce, contrasto e armonia fanno di me una persona in continuo divenire, sono grata alla poesia, sono fango modellabile dalla mia stessa anima.

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