Un romanzo intimista. Una storia di ritorni e di partenze. Una terra che segna il confine tra un continente e l’altro. Quattro personaggi che si ritrovano in una sorta di incrocio di destini. E poi, la musica: elemento che unisce con il linguaggio unico e universale che riesce a offrire.
C’è questo e molto altro nel nuovo romanzo di Orazio Caruso intitolato “Finisterre” e pubblicato dalla piccola casa editrice siciliana Sampognaro e Pupi.
«”Finisterre” è nato dalla volontà di approfondire l’enigma di un genio infruttuoso», mi spiega l’autore. «Mi interessava esplorare i motivi di un fallimento o di quello che viene percepito dalla gente comune come tale. Mi interessava osservare come una persona di talento possa sottrarsi alla competizione generale, possa “asciugarsi” dal mondo. Come un monaco del XXI secolo.» Continua a leggere
Archivi tag: sampognaro e pupi
COMICI RANDAGI – chiacchierata con Orazio Caruso
Ecco un buon libro per chi ama in egual modo la narrativa e il teatro: “Comici randagi” (Sampognaro & Pupi) di Orazio Caruso. Si tratta, infatti, di un romanzo che si specchia in una pièce teatrale, sia per quanto concerne la struttura, sia per la trama, ma anche per i contenuti e per lo stile adottato. La storia è imperniata sul rapporto speculare tra due fratelli, sull’amore per il teatro (che diventa “metafora di salvezza”) e sul “Sogno di una notte di mezza estate” di shakespeariana memoria. Ne parlo con l’autore…
– Orazio, come nasce “Comici randagi”?
I libri non nascono tutti allo stesso modo. A volte è l’intreccio che si presenta nitido alla mente, magari mentre si guida su vecchi tornanti di campagna o si è appena svegli. A volte è un personaggio che bussa alla porta e vuole essere raccontato. La prima immagine di “Comici randagi” è quella di Eugenio che corre lungo la strada che costeggia la scogliera tra Catania ed Aci Castello. È così che è nato questo romanzo: un regista teatrale che corre lungo una strada di mare mentre sta per piovere.
– Che rapporto hai con il teatro?
Il teatro è un fantastico strumento per mettere a fuoco i nodi dell’esistenza, una lente di ingrandimento che rende evidente ciò che ad occhio nudo sembra appena accennato. Come in un esperimento di fisica, una porzione di vita viene isolata e scandagliata in tutti i suoi aspetti.
Il teatro è anche un grande gioco che, attraverso la finzione, fa emergere particolari verità.
– Perché hai scelto come “fil rouge” del romanzo il “Sogno di una notte di mezza estate” di Shakespeare? Continua a leggere

di