
[Le pagine che seguono sono state estratte dal romanzo Settanta di Simone Sarasso, in libreria da poche settimane, «secondo capitolo della “trilogia sporca”, un trittico noir sui misteri e le trame della Storia d’Italia dal dopoguerra a Tangentopoli». Ringrazio l’autore per aver gentilmente concesso la pubblicazione del testo su La poesia e lo spirito. f.s.]
“Mortacci…”, Nando schivò e si cacciò le mani in testa. Il cuore a palla: “Ma che ce so venuto a ffa a Milano?”
Nando aveva strizza, i fumogeni non li aveva mai visti.
Nando non sapeva che fare.
Era una vita che non sapeva che fare: a Milano c’era finito per sbaglio, sempre appresso alla fica e alla libertà.
Suo padre glielo diceva sempre: “Libertà è ‘na parolaccia per quelli come a te… Voialtri nun sapete un cazzo e ve credete i padroni der monno.”
Nando aveva annuito, per la centesima volta; è meglio abbassare la testa che pigliarsi gli schiaffi. Continua a leggere
