
di Guido Michelone
Esistono figure di artisti in Italia che meriterebbero una diversa attenzione per i valori culturali che esprimono al massimo grado e che vivono sulla loro pelle con intensità, passione, intelligenza. Una di queste è la pianista, musicologa, performer Silvia Belfiore, unica donna in Italia a suonare esclusivamente musiche colte contemporanee, come dimostra un fresco cd giapponese dal titolo Contemporary Piano Works (edito dalla Da Vinci Classics), tutte anteprime mondiali di musiche scritte fra il 1968 e il 2001 di autori come Giacinto Scelsi, Aldo Brizzi, Horatiu Radeluscu, Nicola Cisternino, Ernest Helmut Flammer, di varie scuole riferentesi alla fase della post-dodecafonia, che talvolta flirta con la corrente minimalista spettrale; a parte Scelsi – ormai un ‘classico’ noto in tutto il mondo, su cui Silvia lavora come studiosa sin dall’università -, gli altri compositori appartengono perlopiù alle ultime generazioni, diversi tra loro per cultura, stile, asse spaziotemporale, ma racchiusi in una performance discografica da unicum virtuosistico anche laddove il silenzio agguanta i suoni.
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