
di Giorgio Morale
“Vado a letto con calze e camicia da notte e gelo lo stesso” dice Elle. “Mi sembra di essere vestita come di giorno”.
Giriamo per casa ripetendo “Che freddo”, una sola volta non basta per dire la persistenza della sensazione.
Il freddo stimola la produzione di orina e l’appetito. Soddisfo l’una e l’altro per evitare di stringermi sempre di più in me stesso. Alimento così gli scambi con l’esterno e produco quel calore che mi permette di rilassare i pori.
Dalla finestra: i rami secchi degli alberi; le strutture metalliche dell’impalcatura di un cantiere. Esili e slanciate come guglie.
* * *
Troppo stanco per pensare, a tutto disponibile. Ogni cosa è un inciampo, una fermata: un ricciolo di polvere, una carta fuori posto, le bottiglie vuote da buttare, le domande di Erin sull’analisi grammaticale, gli impegni della prossima settimana da segnare sul calendario.
L’aria minacciosa di una bolletta telefonica. Una macchia sulla maniglia, chicchi di riso sui fornelli.
I giorni volano. Attività su attività. Le accelero per concluderle e liberare tempo. In modo sempre più frenetico. Smetto alla fine del giorno. Poi ripasso i programmi per il domani.
Trambusto, regolare disordine. Cosa distingue una giornata dall’altra?
Da ogni tappa si aspetta un ristoro: dalla colazione, dai pasti, dal riposo notturno, dal risveglio, da un’attività, dal momentaneo far niente.
Tutto è moto, anche i cieli.

“Ogni cosa è un inciampo, una fermata: un ricciolo di polvere, una carta fuori posto, le bottiglie vuote da buttare”
Quanto vero
quanto triste vero in queste tue parole, caro Giorgio.
Davvero bello, giorgio. Io al gusto della brevità ci sono arrivato tardi, ma adesso mi pare la perla.
Se chiudevi con tutto è moto, nei cieli, mi strappavi un sospiro.
Carla, Valter, grazie.
E’ vero quel che dici della brevità, Valter.
Il mio motto è la frase di Joubert: “Mettere un intero libro in una pagina, una pagina in una frase, e quella frase in una parola”.
E perciò mi succede questo: ogni volta che prendo in mano una pagina che ho scritto, tolgo qualcosa.
Non voglio però farne una regola: questo è ciò che riesco a fare io. Ringrazio Tolstoj e Dickens, Dostoevskij e Balzac di aver scritto tanto.
anche secondo me, Giorgio, il finale “tutto è moto, anche i cieli” sarebbe un sigillo folgorante.
fabrizio
Valter, Fabrizio, grazie del consiglio, avete messo il dito nella piaga: ho tolto l’ultima frase.