Viviamo senza più fiutare sotto di noi il paese,
a dieci passi le nostre voci sono già bell’e sperse,
e dovunque ci sia spazio per una conversazioncina
eccoli ad evocarti il montanaro del Cremlino.
Le sue tozze dita come vermi sono grasse
e sono esatte le sue parole come i pesi d’un ginnasta.
Se la ridono i suoi occhiacci da blatta
e i suoi gambali scoccano neri lampi.
Ha intorno una marmaglia di gerarchi dal collo sottile:
i servigi di mezzi uomini lo mandano in visibilio.
Chi zirla, chi miagola, chi fa il piagnucolone;
lui, lui solo, mazzapicchia e rifila spintoni.
Come ferri di cavallo, decreti su decreti egli appioppa:
all’inguine, in fronte, a un sopracciglio, in un occhio.
Ogni esecuzione, con lui, è una lieta
cuccagna ed un ampio torace di osseta.
Novembre 1933,
*
Lo dico in brutta copia, a voce bassa,
ché non è ancora venuto il momento:
il gioco del cielo irresponsabile
si attinge col sudore e l’esperienza.
E sotto il cielo dimentichiamo spesso
– sotto un purgatoriale cielo effimero –
che il felice deposito celeste
è una mobile casa della vita.
9 marzo 1937
*
Io mi porto questo verde alle labbra
questo vischioso giurare di foglie –
questa terra che è spergiura: madre
di bucaneve, aceri, quercioli.
Mi piego alle umili radici, e guarda
come divento insieme cieco e forte;
non fa dono, il risonante parco
di una sontuosità eccessiva agli occhi?
E – palline di mercurio- le rane
con le voci s’agglomerano a palla;
i nudi stecchi si mutano in rami
e in lattea finzione il vapore dell’aria
30 aprile 1937
Osip Mandel’stam, Cinquanta poesie
Einaudi, 1998
A cura di Remo Faccani


“Viviamo senza più fiutare sotto di noi il paese,
a dieci passi le nostre voci sono già bell’e sperse”
Potremmo aggiornare questi bellissimi versi da Novembre 1933 a Giugno 2008.
Marco
E questi?
“Ha intorno una marmaglia di gerarchi dal collo sottile:
i servigi di mezzi uomini lo mandano in visibilio.
Chi zirla, chi miagola, chi fa il piagnucolone”
Parole come macigni, che gli costarono il gulag.
Viviamo senza più fiutare sotto di noi il paese,
a dieci passi le nostre voci sono già bell’e sperse.
Questi versi hanno coplpito anche me, e condivido l’idea di Marco.
G.
io mi prendo questi:
Io mi porto questo verde alle labbra
questo vischioso giurare di foglie –
Mi piego alle umili radici, e guarda
come divento insieme cieco e forte;
ciao, Giovanni
C.
😉
notte!
Sì, sono versi sorprendentemente attuali, oltre che belli.
Grazie, Marco, Giorgio, Gena e Carla.
Un caro saluto
Giovanni
Avremmo tutti preferito, Osip per primo, l’inattualità di questi versi sorprendenti.
Tragico monito e alto profilo estetico.
Ciao Giovanni
ciao a tutti
Antonio
Grazie, Antonio, ciao
Giovanni