Breve meditazione su Callimaco, di Marco Scalabrino

Callimaco, 310 ca. a.C.

“O tu ca passi … / ricordati ca sugnu … patri / d’un Callimacu natu nta Cireni / … pueta”;
“Passanti, tu si’ accantu di la tomba / di lu figghiu di Battu, / bravu comu pueta.”

Biografia essenziale – luogo di nascita, paternità e (ribadito) status di poeta – fornitici di prima mano, rispettivamente dagli epitaffi per il padre, Batto, e per se stesso.
A corredo di questo succinto elaborato su Callimaco, poeta, erudito, precettore, catalogatore della Biblioteca di Alessandria d’Egitto, ricorreremo a taluni convenienti cenni e, quanto a ciò che più ci preme in questa sede: la poesia, come egli la percepì e la realizzò, al supporto dello stesso autore.
E ci avvarremo – in apertura un anticipo – di un risicatissimo numero di versi, per giunta nella loro traduzione in Dialetto operata da Salvatore Camilleri, poeta e letterato siciliano tra i più insigni del secondo Novecento, il quale in proposito appunta: “Con Callimaco la poesia greca si rinnova, e per le mutate condizioni politiche, quali sono quelle che seguono il grandioso sogno di Alessandro, e per una nuova concezione della vita, a misura d’uomo, più legata alla realtà, al contingente. Di questa poesia, egli è il poeta più alto, il teorico più illuminato, l’artista più completo.”

La poesia di Callimaco rompe col “canto unico e continuato”, non celebra più il mito degli dei e degli eroi. Essa predilige “la brevità e la leggerezza”, congiunte alla raffinatezza dello stile, e per prima intese indirizzarsi non alla moltitudine ma a un uditorio selezionato che ne cogliesse e apprezzasse lo spirito, l’erudizione, la grazia, l’ironia.
Ma l’aspetto più rimarchevole, determinante, che in definitiva ci incanta, è quello del poeta dalla consapevolezza e dalla originalità assolute, dell’innovatore il quale concepisce che la poesia deve inoltrarsi per i sentieri inusitati e non già ripercorrere le piste battute, deve trovare in sé la propria autonoma giustificazione – la nozione dell’arte per l’arte – e sottrarsi ad ogni finalità morale, pedagogica, civile, religiosa …

“Pueta, si addevi / ‘n-animali pi fari un sacrifiziu, / criscilu beddu grassu. / Però la puisia l’hâ fari sèngula. / Pi di chiù ti cumannu di non fari / la stissa strata di li carriaggi / unn’è ca tutti passanu a fudduni. / Non mettiri li roti / di li to’ carrioli / unni ci sunnu già li ntacchi fatti, / nta la carrata granni. / Pigghia trazzeri novi / puru si sunnu stritti.” E ulteriormente proclama: “Odiu la puisia fatta a stigghiola / e la strata cumuni, ca la fudda / scarpisa d’ogni parti. Non m’attira / n’amanti ca si duna a chistu e a chiddu. / Non bivu a la funtana di la chiazza. / Disprezzu chiddu c’apparteni a tutti.” Quest’ultima altresì nella versione in lingua allestitane da (un altro illustre siciliano) Salvatore Quasimodo: “Non amo la poesia comune e odio / la strada aperta a chiunque. / Odio un amante goduto da tutti / e non bevo a una pubblica fontana. / Odio ogni cosa divisa con altri.”

Non senza ragione dunque, Callimaco fu definito il più moderno tra i Greci, si è parlato della sua quale l’archetipo di una visione nuova della poesia, antesignana quasi di quella moderna.

In polemica con le accuse mossegli: “Dicinu ca non aju / mancu scrittu un puema, granni e grossu, / di milli e milli canti, / dicantannu li re / o li superbi eroi di lu passatu, / ma sulu puisii di pocu versi, / com’è ca li po fari un picciriddu”, egli ribatté: “Canciati sistema; / mparati a giudicari / la puisia cu l’arti, / non cu la longa ammàtula / pertica pirsiana, / e non m’addumannati / canti comu li trona ca ribbùmmanu! / Non è còmpitu miu, / ma còmpitu di Giovi truniari.”

Callimaco, dopo oltre duemila anni, ancora esemplare.

Marco Scalabrino

(Nell’immagine: Frammento della Chioma di Berenice, di Callimaco, presso la Biblioteca Medicea Laurenziana di Firenze)

10 pensieri su “Breve meditazione su Callimaco, di Marco Scalabrino

  1. robertorossitesta

    Post direi perfetto, dalle risonanze lunghissime.
    Da meditare all’infinito questi versi (che bella traduzione!) dove l’immagine scelta non è casuale.
    ““Pueta, si addevi / ‘n-animali pi fari un sacrifiziu, / criscilu beddu grassu. / Però la puisia l’hâ fari sèngula.”
    Vorrei azzardare che qui si parla non tanto di una perdita (di un rifiuto)d’aura, quanto della pretesa a un’aura diversa.
    Grazie e un caro saluto,
    Roberto

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  2. lucy

    certo che non rifiuta l’aureola callimaco. anzi egli è l’iniziatore di un modo d’essere poeti che forse dall’ellenismo alessandrino in poi non è più veramente mutato, nemmeno nei poeti che hanno manifestamente abdicato al loro ruolo.

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  3. sparz

    Bellissimo post, Callimaco elegante innovatore davvero. Posso azzardare l’idea che un qualche precedente (tre secoli prima) si trovi ad esempio in Anacreonte ? (Cenai con un piccolo pezzo di focaccia / ma bevvi avidamente un’anfora di vino / ora l’amata cetra tocco con dolcezza / e canto amore alla mia tenera fanciulla, trad, sempre di Quasimodo). Grazie.

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  4. lorpat

    Ma che bella sorpresa questo post dedicato a Callimaco. Il prologo contro i Telchini mi pare funzioni benissimo anche in siciliano. Resta il fatto che Callimaco è il padre della pagina scritta e i dialetti sono invece lingue orali. Sarà lecito il miscuglio? Io ho dei dubbi, ma approvo. La mia anima rocchettara ha una smodata passione per le cover. Leggere Callimaco in siciliano è un po’ come sentire i Gipsy Kings, Gil Evans o David Bowie che rifanno volare di Domenico Modugno. Le contaminazioni, le ibridazioni, il meticciato… Ecco un buon sistema per mantenere in buona salute la poesia. Fosse stato uno del settecento, Callimaco si sarebbe messo in combutta con Joseph Joubert; fosse stato uno dell’ottocento, si sarebbe imbrancato con Flaubert e Mallarmé; fosse stato uno del novecento, sarebbe diventato una rok’n’roll star grande come Jimi Hendrix.

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  5. robertorossitesta

    “fosse stato uno del novecento, [Callimaco]sarebbe diventato una rok’n’roll star grande come Jimi Hendrix.”
    Non si finisce mai d’imparare 🙂
    Risaluti,
    Roberto

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  6. marco scalabrino

    Ringrazio Gianni Nuscis e LPELS per la pubblicazione dell’elaborato e Roberto Rossi Testa, Lucy, Sparz e Lorpat per il loro commento. Un cordiale saluto a tutti, Marco Scalabrino.

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  7. Carla

    Breve (ma intensa) meditazione su chi: concepisce che la poesia deve inoltrarsi per i sentieri inusitati e non già ripercorrere le piste battute, deve trovare in sé la propria autonoma giustificazione – la nozione dell’arte per l’arte –

    Queste sono parole da annotare…
    invece la traduzione è da ammirare!
    e sarebbe da decantare…:-)

    un saluto a Marco e a Giovanni.

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  8. Giovanni Nuscis

    Grazie a te, Marco, e a chi ha lasciato un commento: Roberto, Lucy, Antonio, Lorpat e Carla.
    Un caro saluto a tutti.

    Giovanni

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  9. Giorgio

    Finalmente riesco a fermarmi per un saluto e un grazie a Giovanni e a Marco: grazie per queste proposte, che allargano la mia percezione della lingua siciliana.

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  10. Silvio

    Sperando di avere ben digitato la chiave d’accesso volevo testimoniare lo stupore, ancora illeso, che mi colpì al liceo a 17 anni leggendo Callimaco: amartouron ouden aeido! Un coraggio che mi lasciò sbalordito ed aprì le porte all’amore per la grandezza e modernità delle mie origini.
    Il mio ultimo viaggio in Sicilia è stato un lungo brivido.

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