(digressione sulle torri joniche) # viii – x

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viii.

Come una tela o un raschio

graffito, intravede la carne

dell’idea espianta, l’accarezza,

la luce d’offuscata ronda, ovunque

ruderi del Tauro, nel tempo

che sostiene il tempo,

nell’eterna rocca d’assenza.

Nella compitata morte

dei solerti che figliano vittorie.

ix.

Volge lo sguardo all’alto,

la fatuità dei fuochi memoriali

o dell’artificio perenne sopra i volti,

dall’Antenna che ai mari

invita, dall’alto Madre

che pacifica l’ulissiaca torma.

Dovrà, dovranno penare, camminare

nella perdita

senza riconoscere fuochi e luoghi.

x.

Paese di case come torri,

dal Puntale una mano nell’antro

della luce, i vecchi affacciati

dallo Zorio, prendiamo

a farci un cunto della pietra.

Ripartire dalla Torre del Filosofo

ingegnere, un misurar la pioggia,

fiumi di lava ardono

epistolari da quell’altra vita.

4 pensieri su “(digressione sulle torri joniche) # viii – x

  1. Carla

    ma Buon Giorno!:-)

    quì si va sulle altezze, pur spingendosi in fondo… riferendomi alla tua terra, naturalmente)

    A proposito, riguardo ai tuoi inediti dove compare la poesia sulla celletta del monaco,
    la n. 7 e la n. 8 sono dei veri gioielli.

    Buona domenica
    C.

    Rispondi
  2. nadia agustoni

    Si commette sacrilegio a dire che sono belle e basta.
    Versi come pochi se ne leggono. La mia stima Enrico, sincera.

    “Dovrà, dovranno penare, camminare

    nella perdita”

    Si, come un pò tutti noi.

    Ancora un saluto.

    Rispondi
  3. enrico de lea

    vi ringrazio di cuore per l’attenzione e la sim/patìa – ciao, enric o

    @ nadia

    nel brano “ix” (involontariamente dapprima, poi felicemente: in fondo ciascuno di noi retstituisce a suo modo le v0ci che ci hanno accompagnato) ho fatto un calco/omaggio a Bartolo Cattafi : mi sono ricordato di un suo testo (Emigranti, da “L’osso, l’anima”, mi sembra) che ha questa chiusa
    (tragicamente utopistica, legata ad un nostos della rinascita di una comunità, ma erano gli anni Settanta…): “Dovranno penare, camminare /conoscere la Grecia” –
    ma oggi cosa possiamo permetterci,oltre un sommesso blaterare, un mormorare un rosario dell’impotenza e della perdita ?

    ciao, fammi sapere quando fai qlc. incontro-lettura- etc. in zona milano e dintorni

    ciao, e.

    Rispondi

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