Non so se tra rocce il tuo pallido
Viso m’apparve, o sorriso
Di lontananze ignote
Fosti, la china eburnea
Fronte fulgente o giovine
Suora de la Gioconda:
O delle primavere
Spente, per i tuoi mitici pallori
O Regina O Regina adolescente:
Ma per il tuo ignoto poema
Di voluttà e di dolore
Musica fanciulla esangue,
Segnato di linea di sangue
Nel cerchio delle labbra sinuose
Regina de la melodia:
Ma per il vergine capo
Reclino, io poeta notturno
Vegliai le stelle vivide nei pelaghi del cielo,
Io per il tuo dolce mistero
Io per il tuo divenir taciturno.
Non so se la fiamma pallida
Fu dei capelli il vivente
Segno del suo pallore,
Non so se fu un dolce vapore,
Dolce sul mio dolore,
Sorriso di un volto notturno:
Guardo le bianche rocce le mute fonti dei venti
E l’immobilità dei firmamenti
E i gonfi rivi che vanno piangenti
E l’ombre del lavoro umano curve là sui poggi algenti
E ancora per teneri cieli lontane chiare ombre correnti
E ancora ti chiamo ti chiamo Chimera.
Qui, di Carmelo Bene, si vede la malattia che lo ha aggredito e sconfitto, lo spirito suo è debole, quasi fievole.
Ho conosciuti di lui, tempi migliori nelle recitazioni delle poesie d Dino Campana.
Un Grande del palcoscenico e del teatro.
Dino Campana invece fu un Grandissimo- issimo- issimo orfico e Carmelo il suo miglior interprete.
La Chimera
Non so se tra rocce il tuo pallido
Viso m’apparve, o sorriso
Di lontananze ignote
Fosti, la china eburnea
Fronte fulgente o giovine
Suora de la Gioconda:
O delle primavere
Spente, per i tuoi mitici pallori
O Regina O Regina adolescente:
Ma per il tuo ignoto poema
Di voluttà e di dolore
Musica fanciulla esangue,
Segnato di linea di sangue
Nel cerchio delle labbra sinuose
Regina de la melodia:
Ma per il vergine capo
Reclino, io poeta notturno
Vegliai le stelle vivide nei pelaghi del cielo,
Io per il tuo dolce mistero
Io per il tuo divenir taciturno.
Non so se la fiamma pallida
Fu dei capelli il vivente
Segno del suo pallore,
Non so se fu un dolce vapore,
Dolce sul mio dolore,
Sorriso di un volto notturno:
Guardo le bianche rocce le mute fonti dei venti
E l’immobilità dei firmamenti
E i gonfi rivi che vanno piangenti
E l’ombre del lavoro umano curve là sui poggi algenti
E ancora per teneri cieli lontane chiare ombre correnti
E ancora ti chiamo ti chiamo Chimera.
un testo che rivive la memoria stanca 🙂
grazie, fabry
Grande!
Grandissimo, Fabry, grazie, il divino Carmelo mi trasporta sempre in posti molto belli.
Qui, di Carmelo Bene, si vede la malattia che lo ha aggredito e sconfitto, lo spirito suo è debole, quasi fievole.
Ho conosciuti di lui, tempi migliori nelle recitazioni delle poesie d Dino Campana.
Un Grande del palcoscenico e del teatro.
Dino Campana invece fu un Grandissimo- issimo- issimo orfico e Carmelo il suo miglior interprete.
enea
musica
grazie, amici.
credo che La Chimera sia una poesia molto particolare.
come l’interpretazione di Carmelo Bene.