di Michele Caccamo
vorrei dopo ogni parola
un distruggente piacere
che ti tocchi le mani
una parola chiusa
e aderente quanto un bacio
e come sarai turbata amore
così lontana da te stessa
alla fine del tuo corpo
a confessare e perdonare
la tua bocca che vola
*
tu mi converti
e baci ogni parola
ed hai il senso dell’ossigeno
del piacere per entrambi i corpi
e ti lasci cadere le mie mani aperte
perché siano una memoria
io ti credo religiosa
*
Hikmet
sono tutte prove di esilio Nazim
e quel limite di bellezza lo rasciughiamo
sì si estingue il mare
e ci rimane una fessura
un sentiero
e non possiamo navigarlo
e le labbra nelle altre non hanno bocche
e stiamo senza baci
*
se muoio è perché la morte non ha sensi
e né si muove
è una madre intatta
che segna ogni rumore della carne
io non anticipo clemenze né preghiere
e non perché abbia coraggio
io giaccio
e spalanco il mio unico corpo
ad una ribadita fine
*
scuotono le ali gli angeli
sul mio viso che ora tace
sul mio polmone
arrestato come un cuore
se mi vedessi
li sgomineresti
tu eretica e combattente
faresti palpiti con ogni bacio
*
non sparire
per l’unica volta che sono pacifico
per l’unica volta che non dubito
delle tue dita gelide
non sparire adesso
che mi sono denudato
per il sacerdozio animale
che farò stesure filanti
dei tuoi baci senza fantasia
ma è una parentesi
non aspettare che poi io t’ami
*
lo spessore della terra è il vero orrore
tutto senza luce
senza possibilità che rimbalzi il vento
ma è simile a un prodigio questa successione
questa carne espansa
la perderemo tutta
protetti sottoterra
se penso che già non si risorge
vorrei resistere
*
lavami la bocca con acqua di riso
e coprimi il torace
stanotte mi addormenterò
senza pensare all’ossigeno
e stanotte ho paura
come deponessi l’anima
*
poi d’improvviso mi ritiro e mi sciupo
e mi attacco al catafalco
come fossi impiccato ad un vuoto leggero
ma io voglio significare la mia morte
con un odore romantico
e che sia anche languida
un sepolcro spumeggiante
gocce d’olio cariche di luce
perché non sia un amen
ma uno spinterogeno nel sangue
una rondine
*
chi mi spazierà il mare
a norma di Dio
quale esule reale
tutta la materia irrigidita
io vengo da cento luoghi
cento apparenze
da milioni di desideri
vengo dall’universale
dalla memoria santa
e ho una particella
che ripete l’anima
il grembo eterno
per semplice sorte
io sono un viaggiatore
un calcolo perpetuo
*
è di vapore la notte
è muta
tutto si sottrae
e mi lascia esistente
come fossi una luna
metafisica risorta
non so da quale parte è l’aria
in quale bocca
in che modo respiriamo
io qui mi piego
e piango
come l’unica vittima
interamente chiuso
in questo vuoto
ravvolto in quel cielo
che invano guardo
così senza altezza
stretto al suolo
agonizzante fino ai piedi
come una traccia a terra
*
…e noi qui
matricole generate
nel nome di Dio
mutati tutti in pali
forse antenne
siamo simboli
ognuno un filo sceso
un legaccio aereo
siamo frutti universali
conserviamo i confini
le orbite
siamo fili forti
eterni come massi
per quella morte limpida
dove si difende
un’aria aromatica
una voce indivisa
una veglia
dove si produce l’anima
o il triplice spirito
la purissima preghiera
dove la polvere nell’aria
diventa fiamma
e i morti appaiono
e si vedono le colonne
i semi delle stelle
e per tutte le anime unite
si spalanca la luna
*
ancora nella furia
e di nuovo l’abbondanza di una luna
scritta lì
e sempre illesa
e tanto distante dalla fisica della morte
*
un sacramento mormorato
in pochissima morte
ancora non mi uccide
e allora
perfezioniamo questa messa
e la verga di dio
sulle mie spalle
fatemi gravitare con la croce
con la bandiera di lino
fatemi sostare nei cieli
come fossi un santo di valore
*
ho l’angelo alla schiena
come un monumento
un anello
e dalla mia carne
sfoglia veli
fino a traversarmi
liberamente
e io comincio a trovarmi
fra tanti morti
e già raggelo
la fragranza i globuli
pieni di freddo
convertiti
e le mie parole
perdono tutta l’aria
e sono secche
e sono dense più delle terre
così è la morte che occorre
in una coppa di terra
poi le vene rigide
e quanto silenzio
e tutta la carne ghiacciata
per quel ciglio terribile
ho già una costola nel cielo
che è un raggio
una scintilla
e quel sapore di fiele
si attacca
e divento sordo
ma se indovino il lampo
uscirò dall’aria
dal mio turno
sepolto dove è tutto vapore
le ossa le mani il sudore
le carni e le mete
dove è tutto ancora aperto
come un tempo vacante
e lì nel vuoto che tutto gira
e si è l’apocalisse
sopra l’anatomia senza peso trasparenti
come d’assenzio
e si è un soffio
sarà da lì
per l’intero cono del cielo
che scivolerò
come un tronco
e potrò delimitare lo spazio
essere un ago nel pianeta
lo spartivento
e potrò salire al sole
con il fuoco tra i denti
e un faro d’oro tra le dita
e stare eterno
per tutta l’aria
come un nastro
un campo santo
*
in quella cenere molle
il fumo sopravvive
sembra una cava aperta
e tutto è assorbito
come dentro a un sonno
a una sosta nell’aria
come fosse ormai seccata
e abolita l’esistenza
ma ci sono sempre delle dita
in mezzo alla terra
dritte come aghi
che salgono
come piombi a filiera
senza mani
sotterrate
e stanno presenti
come in un altare
ed è tra il fumo
nelle ferite
che vedo l’arca
ad ogni confine
Gesù questo non è un dono
ma un bombardamento
è il giorno della fuga
è il volume della guerra
strappami da qui
da questo sudore
da queste croci immobili
da questo zinco
*
lo spazio nel buio
non può muoversi
non sente l’aria
e si incurva
in tutto l’universo
come un presagio di morte
non ha vento
né l’ossigeno che vola
è una massa unita
lo guardo
quello spazio muto
come fiata
come alza le ali
come soffoca la luna
e penso all’attimo al limite
a me che ancora più muto
starò con le suppliche
con le punte dei fiori
in un solo incessante sonno
in una bolla
in orbita
completamente solo
per un deciso evento
una migrazione
poi del cielo sarò la preda
la congiunzione il filamento
e farò più larga questa aria
e vorrò i venti nel passo a conca
e dopo nella patria dell’esultanza
o da nessuna parte
mi spezzerò nel gas
e non ne saprete più nulla
*
alla prima preghiera
ti vuoterò l’osso
e la mal’aria
e quel colpo di dolore
non aver paura
che ti vuoterò
con tutte le preghiere
*
oh stella di Dio
punta di pugnale
che scuci il cielo
lascia passare gli angeli
e le anime armate
lascia che sciolgano la terra
come una matassa
e che siano trebbiatrici
tritolo acqua chimica
che siano un gran vento
o un risucchio
lasciali piantare un altare
o una botola
escludi la misericordia
per mille eternità
e affossa la genesi
così andremo via
da questo elenco
da questo avvenire
è nel cielo di fronte
la stanza cristiana
l’opera finita
mentre qui e in tutto il gas
c’è un filamento
una miccia infiammata
e le dita infilate a terra
come granchi come serpenti
sono un traino un acido
un tiro verso quel cielo di Lucifero
che spruzza dalle vene
dal petto rotondo
a chiocciola
e io in tutti i fuochi
i metalli i furori
in tutte le ebbrezze dei gas
come unguento io scivolo
per l’estremo
nell’artificio
e così mortale
e lì vedo Dio piegato
nelle sue leggi inferiori
mentre questa terra santa cede
nello strapiombo
spugna fradicia
da un polo all’altro
perché è così la metamorfosi
si ribaltano le onde
e terra è sulla terra
inondati di detriti
ovunque
sopra la linea delle cime
nella pressione dell’aria
siamo un unico corpo nella lebbra
e allora tu Cristo abbassati leggero
come il sughero o un aviatore
o un uccello
apri le mani e prendi forza
poi schiantati
senza errore
come una calamita
schiaccia questi anelli
questi gironi nella terra
così atrocemente
oscilleremo come una scoria
una materia irriconoscibile
come rimasugli nel cielo.
*
ti consegno la luna
e una fila di rose
e l’alfabeto
così tutta sapiente
mi bacerai
così mia
come un simbolo sovrano
un nido in alto
nelle leghe intermedie
nei lumi lunari
e io provvederò
nell’aria
con le fornaci delle estasi
con un cosmografo
a eliminare il nulla
le pareti parallele
e a farmi amante
così ti penso vergine
adolescente e consacrata
nuda e così intatta
come in posa l’anima
acceso mio amore
mia saetta
ferro di fuoco
mia ultima brace
stringiti nei miei occhi
questa distanza è stanchissima
avrai innumerabili baci
come fossi del cosmo
o covi del fuoco
e in breve le nostre mani
tanto schiave e legate
poi ci capovolgeremo
*
non dovevano le reni legarmi
come una seppia secca
asfissiarmi sotto una croce
anche se i nerbi
mi hanno spezzato ogni vena
anche se tutti i peccati
preparati dalle streghe
dagli eredi di Dio
mi hanno battuto
e io continuo a cadere
come il tempio delle mie parole
e al pari della misericordia
e così ora questo sacrario pesante
queste spine plasmate
sono la mia professione di risorgente.
Io che avevo spalle ferrate
e vita metafisica
e una scorta di luce.
Mi ragionano gli uccelli sopravvissuti
che ora il cielo è una cisterna
ora che le mie ginocchia sono una vanga
e che sono fermo
orribile pallido senza paradiso
con le bolle dalle narici
molle come un uomo
Mamma tu reggimi il lino
la mia ultima patria
06/06/06
a mio padre, andato
duro per sempre
colato nella pietra
come fossi un Santo
incantato in un altare
e fiorito di bianco
sei ancora apparente
come un calco
in questo trono
che è un vagone cosmico
e che ti tiene come una pancia
un nuovo nato che evapora
ma senza morte
*
c’è un mare vecchio
che misura l’equilibrio degli uccelli
e li lascia separati
allo stesso modo dei pesci
solitari
siamo inutili così
*
senza anatomia
né una bussola
o una pinna
precipiterò nel mare
nella clausura
e affonderò
come una sonda
una tonnellata di sangue
Michele Caccamo nato il 1959 Taurianova (RC)
Pubblicazioni
• 2003 “Incoronato come le rose” (testo teatrale)
• 2005 “La stessa vertigine, la stessa bocca” Manni editori, prefazione di Raffaele La Capria (poesia)
• 2005 “Il segreto delle fragole” (antologia, ) Lietocolle editore (poesia)
• 2006 “Il pomo e la mela” (con Dona Amati) Lietocolle editore, prefazioni di M. Zizzi e T. Cera Rosco (poesia)
• 2007 “Chi mi spazierà il mare” Editrice Zona, prefazione di Alda Merini, postfazione di Andrea Camilleri (poesia)
• 2009 Terradimani (antologia, in uscita, poesia)
• 2009 Lovesickness (della mia infermità d’amore) Gradiva Publications New York, prefazione di M. Grazia Calandrone (in uscita), poesia
• 2009 Manual de instrucciones, Madrid (antologia, in uscita), poesia
tradotto in:
Spagna, Cile, Argentina, Stati Uniti.

Belle! Mi risuonano come quando scoprii la poesia, a 17 anni, e mi bevetti puramente Eluard e altri poeti di canto immagine e discorso attivo sul mondo.
seguo la mia cara anna, vera esperta. michele è bravo davvero.
seguo i miei cari esperti 🙂
belle belle belle
baci
la fu