“Lupi contro un duca”, di Alberto Pezzini

Sono dovuto partire di notte. Al freddo. Eravamo inseguiti dagli uomini del Duca. Mia moglie aveva rifiutato di concedersi la prima notte a lui. La prima notte di nozze. Io non ce l’ho fatta. Sembravo un uccello impazzito. Ardevo di rabbia. E’ quella che mi ha permesso di prendere quattro stracci, mia moglie, bella come una luna fiorente nel cielo, e salire verso il passo.
Di notte è dura. La luna ci ha fatto da battistrada. Era grossa, piena, estiva. L’aria faceva da contraltare. Fredda come una lama. Bruciava come il ghiaccio. Sarà che eravamo giovani e
neanche i lupi mi spaventavano.
Siamo finiti al Pian delle Gorre. Lì abbiamo lasciato i cavalli. Li abbiamo
abbandonati a loro stessi. Volevo ucciderli ma mi è mancata la mano. Uno dei due, Luce, mi
ha cresciuto.
Ho ancora negli occhi il ricordo dei suoi. Mi ha lanciato uno sguardo muto, sembrava capire. Non posso dimenticarlo. Abbiamo cominciato a salire. C’è un sentiero di cui mi avevano parlato. Dopo un ponticello comincia a serpeggiare nel bosco, sinuosamente.
E’ tutto sotto gli alberi. Mia moglie ansava. Credo che fosse già quel bambino che si
portava dentro la pancia. Lo ius primae noctis non avrebbe avuto senso anche per questo
motivo. Noi eravamo già stati insieme. Mia moglie era bella di più dopo che avevo giaciuto con lei. Non avrei potuto permettere che altri la toccassero.
Neanche il pensiero sopportavo.
La notte in un bosco è piena di voci. E luci. La luna ci permetteva di salire senza paure. Gli
occhi degli animali ci guardavano, luminosi.
Quando abbiamo sentito i cani latrare eravamo già molto in alto. Nella conca delle Carsene. Stavamo salendo verso la forcella più in là. Quella dove il passo si restringe tra le
pietre e diventa difficile anche per i cavalli passarci. Bisogna che il cavaliere scenda da cavallo e lo meni a mani, tenendo strette le briglie. Un uomo può essere più veloce. Solo che gli uomini del Duca sono bestie, abituati a camminare in montagna. Hanno fiato potente e polmoni da mantici inesausti. Ho avuto paura di non farcela. Quando i cani sembravano ormai a breve distanza, tanto
da poterli toccare con gli occhi e sentire la loro canicola sotto i piedi, siamo entrati
dentro al passo.
Qui, la prima cosa che ho visto sono stati i loro occhi. Fermi, numerosi, splendide torce che ardevano nel buio. Erano grossi, distanziati tra di loro di una buona spanna. Indice della
taglia robusta di chi li portava. Quando i cani hanno scavalcato per la forcella, sono stati rapidi. Le torce hanno cominciato a danzare nel buio come coltelli senza un padrone. I lupi hanno attaccato. Sono i padroni della montagna. I cani hanno cercato una difesa, si sono battuti, ma nulla è stato possibile per loro. I lupi sono stati micidiali.
Avevano fame, erano grossi come cinghiali, ed i denti hanno squarciato i petti dei cani che ci
inseguivano. Anche gli uomini del Duca hanno dovuto ritirarsi. I lupi sentivano l’odore
del sangue e i cavalli hanno preso ad imbizzarrirsi. Siamo fuggiti dall’altra parte. I lupi
ci hanno guardato fuggire. Erano sazi. Il più grosso si è accoccolato sul passo. Aveva lo stesso
sguardo di Luce. Sembrava capire. Ci hanno fatti vivere.
Oggi mia moglie ha dato alla luce una bambina, chiara di capelli, dagli occhi trasparenti
come l’acqua di montagna. Non ha paura di cani o altri animali. Una sera guardava la luna e mi ha detto che l’unico animale capace di prenderti il cuore è l’uomo. Sempre che non ci sia un lupo
nei paraggi.
E’ cresciuta forte. Siamo sopravvissuti grazie a loro. Siamo lupi.

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Informazioni su giovanniag

Giovanni Agnoloni (Firenze, 1976), è scrittore, traduttore letterario e blogger. Autore del libro di viaggio "Berretti Erasmus. Peregrinazioni di un ex studente nel Nord Europa" (Fusta Editore, 2020) e del romanzo psicologico "Viale dei silenzi" (Arkadia, 2019), ha anche preso parte al romanzo collettivo "Il postino di Mozzi", a cura di Fernando Guglielmo Castanar (Arkadia, 2019). È inoltre autore di una quadrilogia di romanzi distopici sul tema del crollo di internet e della società del controllo ("Sentieri di notte", "Partita di anime", "La casa degli anonimi" e "L’ultimo angolo di mondo finito", editi da Galaad tra il 2012 e il 2017 e in prossima riedizione in volume unico), in parte pubblicata anche in spagnolo e in polacco e in prossima riedizione in volume unico. Ha scritto, curato e tradotto vari libri sulle opere di J.R.R. Tolkien (su tutti, "Tolkien. Light and Shadow", opera bilingue italiana-inglese, ed. Kipple, 2019), e tradotto o co-tradotto saggi su William Shakespeare e Roberto Bolaño ("Bolaño selvaggio" a cura di Edmundo Paz Soldán e Gustavo Faverón Patriau, ed. Miraggi, 2019, tradotto insieme a Marino Magliani), oltre a libri di Jorge Mario Bergoglio, Kamala Harris, Arsène Wenger, Amir Valle e Peter Straub. Ha partecipato a numerose residenze letterarie e reading in Europa e negli Stati Uniti, e traduce da inglese, spagnolo, francese e portoghese, oltre a parlare il polacco. I suoi contributi critici sono disponibili sui blog “La Poesia e lo Spirito”, “Lankenauta”, “Poesia, di Luigia Sorrentino” e “Postpopuli”. Insieme alla giornalista Valeria Bellagamba, ha creato e gestisce la pagina Facebook "Anticorpi letterari", con interviste in diretta video a protagonisti del panorama culturale italiani e internazionale. Il suo sito è www.giovanniagnoloni.com.

Un pensiero su ““Lupi contro un duca”, di Alberto Pezzini

  1. lucy

    homo homini lupus o lupus lupo homo?
    mi piace che nel finale sia nata una bambina.
    e che il duca – duce – sia rimasto a bocca asciutta, tié!

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