“La forgia del diavolo”

La forgia del diavolo (di Maurizio Lanteri e Lilli Luini – ed. Frilli 2009 – pagg. 321 – euro 12,90)

Recensione di Alberto Pezzini

Certo che creare un personaggio come un avvocato scrittore è un bel colpo. Non è banale come si potrebbe pensare. Pensate, che so, a Fred Uhlman, quello de L’amico ritrovato. Così ci capiamo subito.
Uno che scrive, ma intanto deve continuare a lavorare per sbarcare il lunario. Poi ti arriva un libro che parte dal basso, dalla Liguria più stretta e sale fino all’inevitabile Milano. E da avvocato degli zanza diventi subito un autore di culto, uno scrittore che fa deragliare i lettori dentro le librerie. A comando visivo dietro le vetrine dove i libri vengono impilati.
Questo è l’incipit furbo, sotto pelle e dentro la pancia de La forgia del diavolo, l’ultima fatica di Maurizio Lanteri e Lilli Luini .
Questo avvocato solitario nel senso che lavora proprio da solo senza manco un praticante, si ritrova davanti ad un bel vuoto creativo. Di lì una mail che gli arriva come cacio sui maccheroni e l’offerta sconosciuta di scrivere un libro a quattro mani. Magica perversione del web dove ti può arrivare un’offerta preziosa tra la notte ed il giorno. Una storia offerta così, con incredibile senso di collaborazione. Una scrittrice in erba con ideee pulsanti e da materiare in libri da scrivere, e lo scrittore incallito dalle vendite. Storia d’amore o thriller oppure noir che fa anche un po’ male? Il segreto di questo libro sta in questo. Nel male puro. E nel dolore.
Una formula semplice, ma difficilissima da realizzare su carta, visto che c’è solo questa coppia ad averne trovato la chiave. Fare un noir sembra oggi un affare per molti. Fare un noir con brivido sottile, quasi indescrivibile, non è da tutti. In questo noir, che si dipana poi tra Corsica, Marsiglia ed il Ponente ligure con puntata anche a Triora, scorre una linea in profondità a quota del male.
Prima di tutto i due autori devono avere piantato nelle pagine le esperienze di una vita. I viaggi, le sensazioni, le letture. Ci sono tutte, nessuno escluso. Poi ci sono tanti fantasmi.
La descrizione dell’amore tra il corso che diventerà un perfetto criminale e la sua donna, presa nel fiore dei primi anni post adolescenza, è una storia fredda come metallo sulla faccia. Nel senso che è la prima volta in cui si legge di come una donna si perda dentro un mare di ghiaccio quando prima ha visto un cartone a forma di sole.
Sembra quasi che uno degli autori abbia una partecipazione emotiva nella vita di questa donna che viene violata da tutti gli uomini che si prendono le donne bambine. Per poi maltrattarle e perderle in un abisso sempre uguale, fatto di botte, gelosia, cattiveria.
Così come il male scende lungo gli anelli di una schiena bifida. Il fratello della protagonista è nato così, con una voglia spasmodica di camminare e correre come gli altri bambini. Ma non ci riesce e sussulta tra gli spasmi che gli dicono di non potersi muovere come vorrebbe. Una discesa di ghiaccio dentro sentimenti maledetti toccati in continuazione sopra la loro testa.Dove ci stanno i gangli nervosi.
Il libro stupisce per un’altra cosa. Scrivere in due significa anche possedere due paia di occhi, e due piani narrativi da gestire singolarmente. Solo che qui i due si sono spartiti i piani di scrittura fino a creare una storia dentro l’altra, e fino a che il lettore perde la bussola dentro il godimento della lettura. E’ puro piacere quello di potere finalmente leggere un noir ossidrico, con una vena di terrore umano preso dalla realtà.
La paura non esiste se non nella realtà. Prenderla e renderla fisica, farla sentire anche se da lontano, come un odore forte, un afrore di sudore che ti allaga le narici, questo è il colpo da novanta scudi. L’ala del gabbiano che cala sul mare come un aereo con comandi in folle.
Siamo di fronte ad un giallo che esce dagli schemi tradizionali per prendere una bracciata potente di brivido liquido.
Le pagine non hanno inceppamenti né subiscono blocchi: sono la storia romanzata di un avvocato della mala alle prese con un passato dove la professionalità si è mischiata all’ambizione.
Essere avvocati e fare la professione non è semplice. Qui il ritratto di un mestiere è secco, senza un solo complimento.
Ci deve essere stata una ricerca anche in questo senso. Nella volontà di capire che a volte la professione forense porta le anime vicino ai fantasmi. E proprio là dove le storie umane possono essere vendemmiate per un libro. Solo che il libro, che ti ha portato in una direzione da cui ti aspetti qualcosa di conseguente, scarta all’improvviso e finisce in cortocircuito. Ti accorgi di quando un autore si è preso gioco di te quando, a libro terminato, sei ancora sulla riva. E ne vorresti ancora. La fine è male anche qui. Perché non ti dà una possibilità di scelta. Non ti offre nessuno sconto all’uscita. Non c’è un cazzo da fare quando la fantasia viene superata dalla realtà. Finisce che ti bruci a vedere quanto è amara. Che fine terribile. Maledetta epopea del male quanto fa divertire. A volte, un bagno all’inferno, può far davvero bene. Vi ricordate Oscar Wilde ? Sono contento di finire in paradiso per il clima, ma so già che mi annoierei mortalmente per la compagnia. Portatevi questo libro in paradiso. Almeno potrete fare a meno della compagnia.

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Informazioni su giovanniag

Giovanni Agnoloni (Firenze, 1976), è scrittore, traduttore letterario e blogger. Autore del libro di viaggio "Berretti Erasmus. Peregrinazioni di un ex studente nel Nord Europa" (Fusta Editore, 2020) e del romanzo psicologico "Viale dei silenzi" (Arkadia, 2019), ha anche preso parte al romanzo collettivo "Il postino di Mozzi", a cura di Fernando Guglielmo Castanar (Arkadia, 2019). È inoltre autore di una quadrilogia di romanzi distopici sul tema del crollo di internet e della società del controllo ("Sentieri di notte", "Partita di anime", "La casa degli anonimi" e "L’ultimo angolo di mondo finito", editi da Galaad tra il 2012 e il 2017 e in prossima riedizione in volume unico), in parte pubblicata anche in spagnolo e in polacco e in prossima riedizione in volume unico. Ha scritto, curato e tradotto vari libri sulle opere di J.R.R. Tolkien (su tutti, "Tolkien. Light and Shadow", opera bilingue italiana-inglese, ed. Kipple, 2019), e tradotto o co-tradotto saggi su William Shakespeare e Roberto Bolaño ("Bolaño selvaggio" a cura di Edmundo Paz Soldán e Gustavo Faverón Patriau, ed. Miraggi, 2019, tradotto insieme a Marino Magliani), oltre a libri di Jorge Mario Bergoglio, Kamala Harris, Arsène Wenger, Amir Valle e Peter Straub. Ha partecipato a numerose residenze letterarie e reading in Europa e negli Stati Uniti, e traduce da inglese, spagnolo, francese e portoghese, oltre a parlare il polacco. I suoi contributi critici sono disponibili sui blog “La Poesia e lo Spirito”, “Lankenauta”, “Poesia, di Luigia Sorrentino” e “Postpopuli”. Insieme alla giornalista Valeria Bellagamba, ha creato e gestisce la pagina Facebook "Anticorpi letterari", con interviste in diretta video a protagonisti del panorama culturale italiani e internazionale. Il suo sito è www.giovanniagnoloni.com.

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