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da qui
Il tempo passa, le strutture culturali diventano obsolete se non si aprono alle coordinate ultime, la tradizione rischia di ammuffire e ridursi a materiale da museo. Anche l’inossidabile presepe potrebbe trasformarsi in un cimelio del passato se non si spalancasse all’avanzare del presente, alle ansie, alle attese, agli strati ultimi dei fatti. Guai se Betlehem, la città del pane, diventasse una scorza rafferma e inacidita. Sarebbe una scomunica late sententiae, lanciata dalla vita, l’unica gerarchia che non ammette repliche.

dalla tradizione vivente siamo passati al presepio vivente… che sa più di lettera morta che di Parola viva
ma c’è sempre la speranza che qualcuno possa tradere una speranza nuova
buona epifania, fabry
f&r
grazie Fides.
l’importante è non stancarsi mai di andare oltre.
un abbraccio a te
fabry
Un mio parente,da sempre indifferente al presepe ed alla religione tutta,quest’anno ha allestito un bellissimo presepe.Conversione? Rinata spiritualità? No : affermazione di identità “culturale”.Che ne pensi? IO ne penso male,ma forse sbaglio?
credo, Annamaria, che il presepe andrebbe revisionato secondo i dati dell’esegesi e della vita che continuamente si rinnova e ci interpella.