di Franz Krauspenhaar
Kafka, quanta disperazione in quell’insetto
che ronzava sopra la mia testa, una specie
di mosca viola, la metamorfosi di un sogno
all’apertura di un libro, giovinetto come
l’angoscia di chi non sa, di chi dietro
le curve dell’incanto spegne fuochi
polverizzati, senza un significato.
Kafka, da un castello silenzioso,
guardava se stesso girare, là sotto,
cercare l’entrata al labirinto, taglio
netto nella gola; il suono d’urlo
non si emette, il silenzio è fuoco
di maglie strette, di prigione,
l’uomo è vinto al suo secolo
perenne, lento, giunto fin qui.
Kafka, in quell’America di fossili
pulsanti e circhi folli e navi nere
e trionfanti come le piattaforme
di un vampiro. Nosferatu nel bianco
del sogno, ottuso, compagno
d’aliti nel viaggio continentale.
Kafka al processo, milioni di anime
e danni e colpe scorse come pieghe
dagli anni, la colpa d’un’esistenza
fallita, grigia; sinfonica accettazione
del nulla, della perdita di un senso.
Tornando al cambiamento surreale,
di ritorno da un viaggio sopra pagine
che prima di morire lui voleva nere,
illeggibili nella sparizione; e appare
il mondo un cupo, lungo risveglio,
un tenebroso abbandono alla calma
irreale. Kafka ci abbandona al niente,
a questo dolerci dentro l’interrogarci.
Le iniziali mi fecero spavento, le mie stesse,
F e K e la Boemia come terra d’origine
e il padre della lettera, così a trovare
ossa spoglie, lasciate nelle nostre stesse terre.
Non saprei chi sono se non ci fosse
Kafka, a dimostrarmi che fui altro,
prima di poterlo sapere. Kafka è il dono
d’un rampicante invincibile,
d’un verbo immenso che tiene ogni frase,
concetto, salto, discesa e prigione.
Nei miei quindici anni leggevo i racconti
come resoconti di un fantasma. Cercavo
nelle note il diagramma, la spiegazione
di ciò che era inspiegabile. Leggevo
parole incomprensibili di filosofi attenti,
maniacali, votati per la vita all’esegesi.
Max Brod lo vedevo pesante, un macigno
sopra di lui e dentro di sé, grasso compresso
dal voto d’infedeltà. Non volle buttare
al vento le nervature del genio, volle invece
trasportare quell’opera già nata postuma
per i lunghi raccordi di pietra della storia.
Di fronte a quelle pagine erette e pulite,
distoniche e assurde, l’esistenza si spiega,
come nessun filosofo può ardire.
Nessuna sentenza certa, ma la fantasia
di ciò che ci è vicino, dentro, tra occhi
e lingua e tatto, di cui tutto ha l’impregno.
Kafka tracciò le note oceaniche del moderno
sentire e del procedere senza ore,
né bussole, né porti di vero attracco salvo.


hai centrato l’essenza dello scrittore:
…Kafka è il dono
d’un rampicante invincibile,
d’un verbo immenso che tiene ogni frase,
concetto, salto, discesa e prigione.
anch’io, a quindici anni. da allora non mi ha più abbandonata, fra tutte, l’angoscia dell’agrimensore. ti invidio le iniziali.
Molto bella!
Questa volta hai fatto centro. Mi è piaciuta ma è inutile che tu mi chieda il perché. 😉 Sì, questa è una poesia, molto bella.
iniziali comuni_care
Kafka e l’ironia praghese… che gioco apparentemente infantile.
letta, riletta e riletta ancora.
Bella è bella, molto bella;
ma non è esattamente quel che sento.
Quel che sento è voglia di fumare.
Ma ho smesso da un anno e mezzo.
Grazie.
E.
Bella Franz.
“Nessuna sentenza certa, ma la fantasia
di ciò che ci è vicino…”
Alcuni passaggi poi si imprimono come questo sopra.
Un saluto, nadia
Bellissimo. Grazie.
F e K e la Boemia come terra d’origine…
C’è una storia sottesa e dentro.
E’ conoscenza che si comunica.
Esperienza.
Anch’io a quindici anni, dopo aver letto “La metamorfosi” di Gregor, ho provato a scrivere un racconto di quel tipo.
Sentivo l’insetto e l’estraneità, una specie di malattia, di nascita…
e il Castello, un sistema-cattedrale interiore, ma anche a quel tempo la materializzazione opprimente di un sistema esteriore.
Radici, scelta e coraggio.
grazie a voi per l’attenzione. un caro saluto a tutti e un grazie a fabrizio.
grazie a te, Franz, per questo bel lavoro che hai condiviso con i tuoi vecchi amici.
Caro Franz, K. è “tutto” ed è di tutti , ha scritto qualcuno prima di te, prima del tuo splendido post.
E aveva ragione.
K e il surrealismo? C’è già un libro a riguardo.
K e la comicità ? ( ah, le risate! , con lui che faceva l’imitatore di sè
stesso, un fuso nero con la bombetta in testa che vola sulla luna!)
C’è un libro.
K e il malinconico espressionismo del paesaggio boemo , i caffè di Praga?
C’è un altro libro.
K e il complesso psichico, l’esperienza di vita egotica( risalendo a
Kiergkegaard)?
Ancora un libro.
K e l’erotismo che gronda da tutte le parti nel processo e nei diari ( forse
era anche un po’ pedofilo?…Beh, in fondo…era in buona compagnia ,
pensiamo a Carrol, Chaplin , Penna, Saba e tanti altri…)…
C’è un altro libro.
K che se la ride dei fasci-nazisti grazie alla sua fantasia senza limiti e
crudele ironia ( o autoironia ) che lo indurrebbero anche a pittoreschi
vaffanculo detti però solo con il lampo degli occhi agli sgherri-killer
mentre lo stanno uccidendo, e che in fondo se la ride di noi tutti ,lettori
posteri , che vogliamo la nostra piccola vetrina?
Beh, il libro non c’è ancora.
Ma lo stiamo scrivendo noi, siamo in tanti, una schiera di kafkiani, o kafkologi.
E la teologia, la politica, la psicanalisi , la giurisprudenza, il teatro,?
“”Oh, ilmondo immenso che ho in testa. Ma come liberare il mondo e me senza
spezzarmi?E’ meglio spezzarmi mille volte che trattenerlo e seppellirlo in
me””
K è “tutto” ed è di tutti.
Proprio perchè K è di tutti , un po’ la mammina della letteratura , chi si
ne occupa , a vari livelli e interessi, può vederlo come vuole , secondo il
proprio orizzonte e particulare , al limite anche come campione di
autoerotismo , dal momento che lui stesso dichiara che il coito è la parte
meno gradevole del matrimonio ….oppure dedito al culto dell’interiorità e
bramoso di spogliare il mondo del guscio dell’apparenza e dell’ipocrisia,
coglierlo nell’intima sostanza delle cose (K è il volto letterario dell’
espressionismo tedesco)
Ma se vogliamo che K sia nostro dobbiamo scendere all’inferno con lui .
E non è facile.
E’ molto più facile scendere nell’inferno dantesco che in quello di K. La
lunga escursione di Dante nell’Inferno – la sua personale “odissea”
che da sola vale il biglietto d’ingresso di tutta la letteratura
italiana – gli serve anche per “sistemare i conti in sospeso ” con parecchi
” nemici” oltrechè mostrare la grandezza della poesia , e poesia d’amore ,
in specie – che infatti resiste benissimamente a tutt’oggi.
Il povero K, invece, che va all’inferno con il solo biglietto d’andata , senza Virgilio, nè Beatrice che lo segue dall’alto, ci va, perchè – come afferma Milena che un po’ meglio di noi lo conosceva – non ha scampo, né rifugi , né protezioni
Poteva , avrebbe potuto Freud , essere un suo protettore?
Forse, ma a lui non interessava la psicanalisi , interessava “solo” la letteratura.
K è incapace di furberie, incapace di mentire… di scendere a compromessi.
E’, come persona, la perfetta antitesi dell’italiano medio rappresentato nei film di Sordi ( ma anche da quello che descrisse Guicciardini molti secoli prima che ci fosse lo Stato italiano) ed è per questo (forse) che per noi italioti è ancora più difficile comprenderlo…
Con una forzatura banale, ma che forse rende l’idea, potrei dire che K è come Zeman (guarda caso , anche lui boemo) che nonostante…perda quasi tutte le partite continua con la sua tattica di gioco scriteriata, perché lui “sa” , lui “vede oltre” .
E’ un donchisciotte?, è un pazzo?
E’ un fesso?
Forse è tutto ciò, ma è anche un poeta.
Franz, amico mio.
Bravissimo.
Ti invio e ti dedico questa poesia.
ALLUCINAZIONE
Sul letto
rivoltato
lo stomaco
e la faccia
si dilatano
in un masso gommoso.
(Quello delle indigestioni
e delle febbri infantili)
Sopra
striscia
Samsa Gregorio
rotea l’occhio
coriaceo
e mi saluta.
grazie augusto per la tua analisi. kafka è di tutti, kafka ci appartiene. kafka è la letteratura.
caro pasquale, in poche righe hai raccontato la tua immissione di lettore nel racconto più celebre. leggerezza nella profondità. complimenti, a presto.
Rinnovo le mie scuse al Signor Pasquale Vitagliano, già espresse privatamente, dopo una sua richiesta di chiarimento.
Ho visto che il mio commento è stato eliminato. Non ho nulla da dire su questo, perchè mi pare una scelta accettabile, vista l’equivocità delle mie parole e l’altrettanta inequivocabilità, sul piano della mancanza del rispetto personale.
Vorrei però (anche se si trattava di uno scambio fra amici) esprimere il mio dissenso sulla poesia, perchè si tratta di una pubblicazione in rete.
Non mi è piaciuta, non l’ho trovata nè leggera, nè profonda.
Anzi l’uso dei termini (storpiamento del nome Gregor), la creazione di un’atmosfera ridotta agli infantili mal di pancia, mi è sembrata di dubbio buon gusto.
Mi pare un’interpretazione un po’ gigionesca e cialtrona, di un racconto che ha ben altri piani di profondità, come tutti sanno.
Un grazie a tutti e un saluto.
Grazie, per il cialtrone.
NOn lei certo, ma la modalità un po’ casuale, poco seria di buttar giù una poesia (almeno io l’ho percepita così).
Anche la mia è un’interpretazione e come tale, suscettibile di tutte le critiche del mondo.
Lasciamo stare, dedichiamoci a qualcos’altro.
Un saluto cordiale.
Grande, grande, grande, scrittore, interprete di uno stato d’ animo che mi appartiene, ma nonostante amo la vita…………