Felice Paniconi

F. Paniconi

Felice Paniconi

I mangiatori di patate

Nelle affumicate cucine

con una vita che vede soltanto

il nero e il bianco

non sanno quanto valgono

i mangiatori di patate

pedine annerite dal carbone

ma battezzati bianchi

neri segni sul cartone

all’orizzonte dei campi

Sciarpa rossa

A una mia camicia ancora abbracciata

ho ritrovato la tua sciarpa rossa

in fondo all’armadio. Quasi macchia

di sangue o papavero

nel campo cimaso.

Rosso riemerso dal fondale

periscopio che velo squarcia

del mare e prende luce.

Sempre vorrei

ma è tardi. Troppo.

Gabbia

Pensa a chi vive

senza che nessuno lo veda

con il sole sopra le nuvole

che magari le ignora.

Ma altra notte viene

a velare ogni cosa

mentre gioca col vento

si gonfia e appare

morta senza una domanda

una risposta.

L’occhio una via ci scava

perché non resti solo con la rabbia

perché ci metta un grido

un lampo o una luce che sappia

il tuo sorriso.

3 pensieri su “Felice Paniconi

  1. Michele Ortore

    Sono contento di questa riproposizione di Paniconi, dopo i convincenti testi di qualche tempo fa, passati sotto silenzio…
    Però devo esser sincero, e dire che questi qui mi convincono molto di meno. Manca, se così si può dire, la tensione del legame interversale, la vera forza che riusciva a trasfigurare un lessico semplice, nitido e rurale in un pensiero dal movimento violento, che dalla quieta osservazione dei covoni sapeva trarre, nello iato di un enjambement o di un iperbato, uno slancio quasi mistico.
    Qui i versi scorrono tranquilli, in parallelo, sotto troppo silenzio…

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