I mangiatori di patate
Nelle affumicate cucine
con una vita che vede soltanto
il nero e il bianco
non sanno quanto valgono
i mangiatori di patate
pedine annerite dal carbone
ma battezzati bianchi
neri segni sul cartone
all’orizzonte dei campi
Sciarpa rossa
A una mia camicia ancora abbracciata
ho ritrovato la tua sciarpa rossa
in fondo all’armadio. Quasi macchia
di sangue o papavero
nel campo cimaso.
Rosso riemerso dal fondale
periscopio che velo squarcia
del mare e prende luce.
Sempre vorrei
ma è tardi. Troppo.
Gabbia
Pensa a chi vive
senza che nessuno lo veda
con il sole sopra le nuvole
che magari le ignora.
Ma altra notte viene
a velare ogni cosa
mentre gioca col vento
si gonfia e appare
morta senza una domanda
una risposta.
L’occhio una via ci scava
perché non resti solo con la rabbia
perché ci metta un grido
un lampo o una luce che sappia
il tuo sorriso.

belli i mangiatori di patate, pare quasi di sentirli di là che arrivano
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A me torna dinanzi agli occhi il celebre dipinto di Van Gogh nel periodo olandese delle “opere nere”: “I mangiatori di patate” (1885).
GBG
Sono contento di questa riproposizione di Paniconi, dopo i convincenti testi di qualche tempo fa, passati sotto silenzio…
Però devo esser sincero, e dire che questi qui mi convincono molto di meno. Manca, se così si può dire, la tensione del legame interversale, la vera forza che riusciva a trasfigurare un lessico semplice, nitido e rurale in un pensiero dal movimento violento, che dalla quieta osservazione dei covoni sapeva trarre, nello iato di un enjambement o di un iperbato, uno slancio quasi mistico.
Qui i versi scorrono tranquilli, in parallelo, sotto troppo silenzio…