Due notizie, quasi contemporanee, ma che paiono provenire da galassie temporalmente e culturalmente incompatibili, hanno tenuto banco sui quotidiani dei giorni scorsi.
La prima viene dagli Stati Uniti dove in seguito a una serie di suicidi di giovani adolescenti gay (causati da atti a cui erano stati sottoposti per via della loro omeosessualità) Barack Obama ha tenuto un discorso alla nazione, lanciando un appello contro il bullismo e la discriminazione sessuale, e cogliendo l’occasione per ribadire il valore della diversità e l’importanza che questa assume nel progresso e nel benessere di una nazione. Per Obama essere differenti non solo è qualcosa di cui non ci si deve vergognare, ma rappresenta una risorsa fondamentale e irrinunciabile, per ogni paese moderno che voglia definirsi tale.
L’altra notizia viene dall’Italia, e per l’esattezza dalla Presidenza del Consiglio. La notizia in questione potrebbe essere così riassunta: malgrado l’ostilità del Vaticano, le Case Chiuse in Italia sono state già da tempo riaperte (la principale si chiama Sede del Governo) e offrono possibilità di lavoro a tutte le minorenni in difficoltà e clandestine, soprattutto se disposte a sottoporsi al rito del Bunga Bunga (stupro di gruppo per via anale).
Berlusconi si difende dalle accuse sostenendo (tra qualche incredibile applauso) che è meglio essere appassionati alle belle ragazze che essere gay.
Affermazione di una profondità e di una umanità disarmante, alle quali si aggiungono quelle del sottosegretario alla presidenza Micchiché, che per sedare la polemica dichiara a Radio Due che anche lui preferisce le donne ai gay ma non passa la giornata a dirlo.
(Resta irrisolto il problema gnoseologico di fondo, ovvero “metterlo nel sedere a una donna Sì, ma a un uomo NO. Alla faccia delle pari opportunità.”)
Ad ogni modo, queste sono notizie che tutti conoscono e che, come si dice in questi casi, si commentano da sole. (Spero).
In questo breve post vorrei considerarne altre due, di notizie. Notizie che i giornali non riportano e sulle quali dovremmo a mio parere riflettere, avendo, in una certa maniera, una relazione di parentela se non addirittura di causalità con le precedenti.
La prima ha a che fare con un’amica polacca del sottoscritto. Chiamiamola Paola. Paola parla quattro lingue, è intelligente, è acculturata, e di bell’aspetto. è venuta in Italia dopo una lunga esperienza d’insegnamento a Londra. Si è traseferita nella mia città per insegnare all’Accademia di Belle Arti. Ma dopo due anni ha deciso di andarsene. Dice che non è riuscita ad ambientarsi. Ha trovato l’Italia un Paese ignorante, chiuso, becero, poco stimolante, immobilista. Un Paese dalle prospettive ristrette, dalla mentalità arretrata e dalla burocrazia shockante. Paola mi dice che, malgrado quanto talvolta sentito dire qua e là in certi ambienti soprattutto del mondo anglosassone (ebbene sì, non abbiamo la reputazione che crediamo di avere), mai avrebbe immaginato che fossimo così profondamente inchiodati allo stereotipo di noi stessi. Dice di essere rimasta stupita da come gli italiani sembrino subire passivamente qualunque cosa, qualunque sottolinea, e paiano mancare di curiosità, di inventiva, e di voglia di mettersi in gioco. “Cazzarola” ho pensato. “Sono anni che facciamo dell’inventiva uno dei nostri cavalli di battaglia…” (Poi, di ritorno da un lungo soggiorno all’estero, ho dovuto ricredermi. “Ma quale fantasia italiana? Quale creatività? Siamo seri, per favore…)
Nella relazione con gli uomini, in special modo, Paola ha trovato l’uomo italiano sempre e solo unicamente interessato alla medesima cosa (alzi la mano chi, tra i lettori di sesso maschile, non si senta inorgoglito da tale affermazione) che poi è la medesima promossa quotidianamente dal (futuro ex si spera) Presidente del Consiglio nei suoi interventi sui media. Paola è arrivata a domandarsi cosa vogliano da una donna, davvero, gli uomini italiani, e soprattutto cosa pensi a tal riguardo la popolazione femminile del Paese. Paola non è lesbica e non è una escort (precisazione sempre da fare quando si parla di una bella donna, in Italia) e oltre a essere persona d’intelletto sa anche cucinare, stirare e “fare le faccende di casa” dice, “come da richiesta di ogni mamma italiana.” Eppure gli uomini la rifuggono nel momento in cui si accorgono di trovarsi di fronte a qualcosa di differente dal modello proposto da media, politica e giornali. Che qui si avessero determinate opinioni sul ruolo femminile nella società, Paola lo aveva già capito guardando di tanto in tanto la televisione italiana all’estero. (L’Italia è l’unico Paese occidentale dove, durante quiz quali “Chi vuol essere miliardario”, si fanno i cosiddetti stacchetti come ben sappiamo. Omaggio alla bellezza femminile, le è stato detto.)
Degradante, ritiene lei. Dice che non riesce a capire come una donna, “una qualsiasi donna indipendente e libera di questo Paese” possa accettare lo stato delle cose. Per la cronaca, oltre a non essere lesbica, escort o comunista, Paola non è neppure femminista. Credetemi, non lo è.
Mi chiede, “com’è possible che buona parte dell’elettorato berlusconiano sia formato da donne?”
Notizia numero due. L’altra sera mi sono trovato a cena con gente che poco conoscevo. Dirò solamente, con tutte le attenuanti insite nella generalizzazione del caso, che si trattava di persone di ceto medio, mediamente acculturate, e italiane. Una sorta di italiano-tipo, se mi si lascia passare il termine (intendendo per questo un’ampia percentuale del Paese).
La discussione verteva sui “casi” degli ultimi giorni, ma con mia grande sorpresa invece di assistere a una ferma condanna degli eventi stessi la tendenza generale era quella di avallare le parole di Berlusconi dietro una formula che potrebbe essere così sintetizzata “sono cose che un politico non dovrebbe dire, ma come dargli torto?” Al tema omosessuali si è allacciato quello degli immigrati, fino alla prevedibile conclusione che il vero problema, oggi, in Italia, sono gli islamici, i neri, e quelli dell’est. “Siamo invasi” ha detto qualcuno citando le parole di un noto quotidiano nazionale.
“Ma quale invasione?” Ho pensato. “Ragazzi” ho detto, “ho vissuto all’estero abbastanza a lungo da potervelo dire: la percentuale di immigrati in Italia è NULLA paragonata a quella della maggior parte delle altre nazioni occidentali.” Ovviamente non sono stato creduto (come potevo considerando che i media italiani sembrano sempre suggerire l’opposto?). Qualcuno addirittura si è barricato dietro un “all’estero vanno gli immigrati buoni, mentre da noi vengono solo i delinquenti.”
“Bé, signori miei,” ho risposto “trattasi di fenomeno sociale facilmente spiegabile che, senza stare a scomodare studiosi che qui nessuno conosce, può essere riassunto nelle parole : l’ape va dove c’è il miele.”
Ma non è questo il punto.
Mentre lasciavo la tavola mi è venuto da considerare che la maggior parte delle persone che erano presenti, come buona parte del Paese, guarda (e ama) film e serie televisive estere, dove il bianco, il nero, l’asiatico, l’omosessuale, l’indù e il musulmano lavorano nella medesima struttura (dagli ospedali alle centrali di polizia, la casistica, soprattutto americana, è infinita) eppure nella vita reale queste stesse persone propongono un fermo e ottuso rifiuto del “diverso”.
Il ché mi ha portato a trarre due conclusioni (magari sbagliate, ditemi voi)
La prima ha a che vedere con una certa paura dei decenni passati, legata al rischio di “divenire tutti americani.” Stiamo diventando tutti americani?
“No” rispondo io. E aggiungo (mannaggia a me, questo non credevo che l’avrei mai e poi mai detto) “purtroppo.”
La seconda è : qualcuno sa rispondere alle due questioni di cui sopra? Ovvero:
– cosa cercano gli italiani in una donna?
e
– com’è possible che un’ampia base dell’elettorato berlusconiano sia femminile?
Aspetto valanghe di critiche.


Caro Matteo, dopo questo post molto interessante sto ancora cercando risposte alle tue domande: per ora l’unica riposta che mi ritorna è quela domanda un po’ becera che ti ho posto tempo fa, sul tuo profilo in LPELS…
comunque continuo a scervellarmi sulle tue domande…
ciao
p.
Sono d’accordo con Paolo, post bello e affabulatorio, che centra in pieno una serie di questioni. Soprattutto mi angustia l’ultima domanda, che allargo: com’è possible che un’ampia base dell’elettorato berlusconiano sia operaia? com’è possible che un’ampia base dell’elettorato berlusconiano sia cattolica?
Davvero, è per me un mistero che ha qualche sfumatura horror –
La generosità di certi redattori forse meriterebbe un po’ più di calore, non fosse che per inviare le “valanghe di critiche” che Matteo si aspettava.
Lo spunto per me più interessante, in quanto tratteggia un elemento ahinoi strutturale, è quello riassunto nella formula “l’ape va dove c’è il miele”.
Un grazie a Matteo e un saluto a tutti,
Roberto
più che l’ape, il problema è vespa, e (quasi) tutto il mondo della televisione.
credo che il cambiamento debba partire da lì, per riprendersi dal lavaggio del cervello.
Domande che rimarranno ancora senza risposte, a quanto pare, come troppe in Italia.
Ma grazie degli interventi, anche se non a valanghe…
Un abbraccio.
stiamo diventando tutti americani?
qualcuno sa rispondere alle due questioni di cui sopra? ovvero:
– cosa cercano gli italiani in una donna?
e
– com’è possibile che un’ampia base dell’elettorato berlusconiano sia femminile?
1) vorrei tornare a essere italiano (Dante, Leopardi, don Milani e roba simile)
2) io vi cerco l’altro.
3) sperano di ottenere un posto in TV, o in Parlamento.
Io vorrei solo che la storia non si ripetesse,
che ci fosse un nuovo 25 aprile
senza un nuovo piazzale Loreto,
che ci fosse una terza o quarta repubblica fondata su qualcosa di meglio dell’antiberlusconismo militante,
che gli specialisti del salto sul carro vincente ci risparmino lo spettacolo del rogo dal carro, quando non è più vincente…
ah già, ma siamo in Italia…
p.
Caro Paolo, è proprio per questo che ho messo questo post. Perché l’abbandono del carro e la costruzione di uno nuovo (con sopra buona parte degli stessi carristi) è già in opera. Tutto avverrà in fretta e come al solito non ci sarà spazio per riflettere, non ci si preoccuperà di capire cosa è successo e perché, non ci si interrogherà su chi realmente siamo e che prospettive di futuro abbiamo.
Anche questo capitolo della Storia d’Italia sarà archiviato senza storiografia. Scopriremo che nessuno era berlusconiano, poi, tra qualche anno, sentiremo nei bar qualcuno dire “almeno quando c’era Berlusconi…” o cose del genere.
In una sua celebre frase (che a scuola non viene mai insegnata) Mussolini disse:
“Io non ho inventato il fascismo, l’ho estratto dall’inconscio degli italiani.”
Ecco. Mi domando cosa Berlusconi abbia capito, e cosa abbi estratto… e mi chiedo come mai, oggi come allora, è anche il sostegno femminile a rendere ciò possibile. Allora non c’era la televisione. Siamo sicuri che tutto fa leva sul desiderio d’apparire nella scatola magica?
Non so. Fabrizio cita Dante. Nessuno dei politici di oggi lo fa. Forse perché anche Dante, col suo esilio, con la sua lezione inascoltata fa parte di quel qualcosa in cui continuiamo a preferire non guardare?
matteo, ieri sera ho intravisto il tuo post, ma subito dopo ho avuto problemi di connessione e non ho potuto commentare. nel frattempo ho guardato con le palpebre a mezz’asta e metà orecchio sinistro santoro: anche questo programma mi concilia il sonno. però ho colto, quanto meno, l’introduzione, che consisteva in un riporto abbastanza ampio del discorso all’assemblea del suo gruppo comesichiama. temi: giustizia apertura rispetto uguaglianza diritti umani.
faccio io una domanda: dove ha studiato, questo signore, in questi ultimi anni, meglio: mesi? se si potesse fare un copiaincolla tra la sua faccia e quella di un uomo di sinistra moderata e tra il suo pubblico e quello di un normale raduno di sopravvissuti della stessa sinistra, i motivi evocati sarebbero gli stessi e altrettanto l’entusiasmo. peccato che io non dimentico, e non dimentico soprattutto che la legge sull’immigrazione si chiama bossi (e pazienza) ma anche fini.
traggo una conclusione: l’inclinazione dell’italiano medio, ben rappresentato dai politici, o viceversa (qui non si sa più chi è l’uovo e chi la gallina) è quella della smemoratezza. con questa si spiega alla radice la tendenza di molte donne a votare quel tale.
l’altra è che il servilismo è ben radicato e quello devono passare ere per distruggerlo. il servilismo -non dico niente di nuovo – è piaga storica e induce altre mille piaghe, quali l’opportunismo, il senso dello stato quando questo ha da dare, il non senso dello stato quando si deve dare, la tendenza alla scorciat(r)oia, il disconoscimento di genere (quando si tratta di donne) se serve, l’iper riconoscimento nel genere (quando si tratta di uomini).
quanto a questi: che cercano in una donna? provo da donna – ormai collacota al di là dell’età in cui s’è naturaliter oggetto del desiderio – a darti una mia deduzione esperienziale. quella cosa che cercate tutti su scala diversa: da esclusivamente fisica e anche qui: a vari livelli, a mediata con intelletto e spirito (pochi). non mi risulta che sia molto diverso altrove: con la differenza che tutte le altre categorie evocate: senso civile, identità politica – in senso ampio – abitudine al confronto e al dibattito etc. condizionano positivamente i rapporti tra i sessi. mai visto un urangutang leghista che abbia un’idea accettabile in campo femminile. ammesso che si ponga la questione. gli italiani sono ex pectore di destra: destra brutta sporca e cattiva. le donne sbavavano per l’uomo della provvidenza e sbavano per l’omuncolo, il tappetto con le borse sotto gli occhi e il parrucchetto, la barzelletta greve, MA con i dané. in più, dato etologico: anche le amiche e le colleghe più insospettabili, di quelle con le p…., quando entra in gioco il collega maschio si vede che reagiscono e squittiscono, scodinzolano etc. si rapportano con l’altro sesso in modo idiota. io personalmente no. ma da sempre: anche quando ero – che noia – parecchio concupita.
quelle cene con persone “mediamente tutto” le conosco e le evito. siamo rimasti in pochi/e: tre quarti delle persone che conosco sono perbenissimo e insopportabili, si sono perse per strada. mi dicono scandalizzate cosacce sul berluska: ma io non ci credo. questa gente vota là, anche se alle manifestazioni trent’anni e oltre fa reggevamo gli stessi striscioni. anzi: io pochini, loro molti di più. è successo anche tra i politici.
trasformismo, opportunismo, destrismo, portafoglismo, immobilismo, cazzutismo. anche le donne.
riporto del discorso di fini, intendo, da santoro. spero che – e mi scuso per – il mio testo non sia sconclusionato sintatticamente perché mi sono trovata blocchi di discorso spostati.
Matteo, gli italiani sono un popolo piuttosto conservatore, direi in misura maggioritaria. Questo è un dato poco mutato negli anni.
Dal 1994 in contrapposizione al raggruppamento di centro-destra (che bene o male si è formato, in riferimento a un blocco sociale piuttosto articolato, e che ora si sta sfaldando) non è stata offerta un’alternativa credibile. Il resto va da sé: un intero universo mediatico, con campagne martellanti e linguaggio semplice, al servizio di un gruppo di potere piuttosto ristretto: Fininvest-Mediaset e dintorni, che ha stretto le opportune alleanze con altre baronie.
Nel 1992-93 sarebbe bastato poco: legge sul conflitto di interesse, legge sulla raccolta pubblicitaria. La raccolta pubblicitaria: quello è il sacro Graal.
In Italia è un finto duopolio: Publitalia e Sipra.
Con tutto ciò, io credo che B. non abbia il consenso attivo di più del 30% della popolazione italiana, e non ce l’abbia mai avuto.
Sulle donne, perché non marcino a milioni contro il presidente del consiglio, ogni settimana, questo rimane per me un mistero.
a distanza di molti secoli ci ritroviamo a speleologere gli stessi orifizi, a discutere delle stesse parti anatomiche, tutto ciò che le donne in secoli hanno conquistato con fatica è stato messo sotto i peidi da un governo che non sa reggersi che sull’azzardo, e intendo il gioco d’azzardo oltre a quello di dire di governare mentre assolutamente non fa altro che impoverire ogni risorsa e ogni strada che ci conduca al futuro. Non ha occi e non ha parola, ha solo parac…, e mi sonos proprio stufata d’essere corretta;bisogna farsi capire,non servono capriole intelluttauli, siamo ridotti alla elementarietà della specie.Morto vocabolario, morto il cervello, funziona per scovare gli uffizi degli orifizi.
Le donne serve delle voglie di questo genere non fanno che mostrare quale sia il livello dell’interesse di chi è, illecita-mente, in quella posizione.f
testo corretto:
a distanza di molti secoli ci ritroviamo a speleologare gli stessi orifizi, a discutere delle stesse parti anatomiche, tutto ciò che le donne in secoli hanno conquistato con fatica è stato messo sotto i piedi da un governo che non sa reggersi che sull’azzardo, e intendo il gioco d’azzardo oltre a quello di dire di governare mentre assolutamente non fa altro che impoverire ogni risorsa e ogni strada che ci conduca al futuro. Non ha occhi e non ha parola, ha solo parac…, e mi sono proprio stufata d’essere corretta;bisogna farsi capire,non servono capriole intelluttauli, siamo ridotti alla elementarietà della specie.Morto vocabolario, morto il cervello, funziona solo per scovare gli uffizi degli orifizi in ammucchiate inter-nazionali.
Le donne serve delle voglie di questo genere non fanno che mostrare quale sia il livello dell’interesse di chi è, illecita-mente, in quella posizione.f
“com’è possible che un’ampia base dell’elettorato berlusconiano sia femminile?”
le donne italiane funzionano come le altre minoranze: introiettano il senso di inferiorità cercando l’assimilazione e l’approvazione dell’egemonia culturale.
un po’ come gli immigrati con le borse firmate e la fissazione per i cellulari.
un po’ come i neri americani fino a qualche tempo fa: “razzisti interiori” (gli attivisti tra le due guerre, per es., si sposavano quasi sempre con donne bianche o molto più chiare).
il vantaggio più grande di avere potere e comando è che non devi sforzarti di soggiogare i deboli: ci pensano già da soli.
hai abbastanza autorità per farli sentire inadeguati e in eterna rincorsa del tuo consenso.
negli anni 60 il movimento afroamericano per i diritti civili faceva laboratori di *self-love* (amore di sé), per imparare a valorizzare la bellezza dei capelli crespi e delle labbra grosse. ci sono riusciti, mi pare.
(alla faccia di chi dice che non c’è bisogno di poesia).
forse dovremmo imparare anche noi a praticare il rispetto di noi stessi.
un saluto caro,
r