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Il ché mi ha portato a trarre due conclusioni

Due notizie, quasi contemporanee, ma che paiono provenire da galassie temporalmente e culturalmente incompatibili, hanno tenuto banco sui quotidiani dei giorni scorsi.
La prima viene dagli Stati Uniti dove in seguito a una serie di suicidi di giovani adolescenti gay (causati da atti a cui erano stati sottoposti per via della loro omeosessualità) Barack Obama ha tenuto un discorso alla nazione, lanciando un appello contro il bullismo e la discriminazione sessuale, e cogliendo l’occasione per ribadire il valore della diversità e l’importanza che questa assume nel progresso e nel benessere di una nazione. Continua a leggere

Come sempre (Rosarno)

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da qui

Una storia dove si perde facilmente il filo, in cui convergono nodi inestricabili: la miseria, i conflitti sociali e religiosi, lo sfruttamento e il razzismo, la malavita e il ruolo opaco delle istituzioni. Sullo stesso palmo di terra si accavallano azioni e reazioni di Stato e ‘ndrangheta, associazioni a delinquere e gruppi che promuovono una cultura della legalità. Chi vincerà? Per ora i più deboli si sottomettono ai più forti, come sempre.

All’inferno

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da qui

C’è chi va, o vorrebbe andare, e c’è chi viene. Pierluigi Celli provoca alla fuga. A me spetta l’onda di chi cerca rifugio nella nostra patria. Africani, in gran parte: Simon, Antonio, Mbibi. Neanche dai nomi si comprende il senso della loro ricerca, si aggrappano alla nostra terra come a una tavola di salvataggio. Vanno, vengono. Mi sento più dalla parte di chi vede in noi un paradiso perduto, che da quella di chi, da noi, si sente all’inferno.

Di che cosa dovremmo aver paura

di Mihai Mircea Butcovan

Ancora una volta gli ultimi stupri di donne hanno riportato in primo piano, paradossalmente, invece del principio dell’inviolabilità del corpo e della mente delle donne, la questione della nazionalità dello stupratore. Di nuovo si pensa che la violenza sulle donne arrivi quasi esclusivamente con lo straniero, specialmente con il romeno, certamente meno «perbene» di quanto non sia lo stupratore italiano.
Ma urge una riflessione più ampia, prima di finire nelle solite semplificazioni che finora non hanno portato altro che dibattiti e provvedimenti emergenziali, raramente soluzioni concrete che possano invertire la tendenza a considerare la donna, quando non oggetto, comunque soggetto di diritti inferiori.
Perché il periodico «allarme stupri» è soltanto una parte di un più esteso «allarme sicurezza» a cui assistiamo da qualche anno nel Belpaese. Un «allarme sicurezza» che poi sembra giustificare spedizioni punitive e giustizia «fai da te» ma anche l’approvazione di misure restrittive della libertà delle persone in nome della libertà delle persone. Continua a leggere