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Stefano Cucchi: la malagiustizia

Ilaria e Stefano Cucchi
Di Luigi Manconi e Valentina Calderone, dal Manifesto del 31 ottobre 2014. [vedi anche qua].
Una cosa, la sappiamo e non dobbiamo mai dimenticarla. Già la sentenza di primo grado ha dovuto riconoscerlo e quella di appello non ha potuto negarlo, se pure fosse stata questa l’intenzione. Il dato inequivocabile è che Stefano Cucchi ha subito violenze dopo l’arresto.
Violenze che hanno gonfiato e arrossato i suoi occhi, tumefatto il volto, ricoperto di lividi il corpo, e fratturato le ossa. Lo hanno raccontato i familiari dopo averlo visto sul tavolo dell’obitorio e lo abbiamo potuto sapere guardando quelle foto oscene scattate durante l’autopsia.
La sentenza di primo grado ha detto: le violenze sono innegabili, ma le prove non sono sufficienti e le indagini sono state fatte con negligenza. Continua a leggere

Di che cosa dovremmo aver paura

di Mihai Mircea Butcovan

Ancora una volta gli ultimi stupri di donne hanno riportato in primo piano, paradossalmente, invece del principio dell’inviolabilità del corpo e della mente delle donne, la questione della nazionalità dello stupratore. Di nuovo si pensa che la violenza sulle donne arrivi quasi esclusivamente con lo straniero, specialmente con il romeno, certamente meno «perbene» di quanto non sia lo stupratore italiano.
Ma urge una riflessione più ampia, prima di finire nelle solite semplificazioni che finora non hanno portato altro che dibattiti e provvedimenti emergenziali, raramente soluzioni concrete che possano invertire la tendenza a considerare la donna, quando non oggetto, comunque soggetto di diritti inferiori.
Perché il periodico «allarme stupri» è soltanto una parte di un più esteso «allarme sicurezza» a cui assistiamo da qualche anno nel Belpaese. Un «allarme sicurezza» che poi sembra giustificare spedizioni punitive e giustizia «fai da te» ma anche l’approvazione di misure restrittive della libertà delle persone in nome della libertà delle persone. Continua a leggere

E’ difficile vivere senza poter sognare

 

di Paolo Persichetti e Paola Pittei

Ha 74 anni, è in carcere dal 1996, uscirà quando ne avrà 91. Luigi Germano, occhi vivaci, aspetto ancora giovanile, sale velocemente le scale della redazione di Liberazione . Ha potuto usufruire di una settimana di permesso, è venuto a trovarci e a portarci il suo libro Luci e ombre dal condominio Rebibbia (più ombre che luci) , Sinnos Editrice, 10,00 euro. Un libro che parla di sentimenti forti e delicati come le persone che abitano dentro quelle mura. Continua a leggere