Mauro Germani, “Giorgio Gaber. Il teatro del pensiero”

E’ uscito di recente con l’editore Zona Giorgio Gaber. Il teatro del pensiero di Mauro Germani. Uno studio su Giorgio Gaber attraverso la presa in esame di 10 temi: teatro, musica, pensiero, corpo, amore, società, potere, morte, Dio, uomo. Qui si può visionare l’indice, la prefazione di Mauro Gaffuri e il primo capitolo. Riportiamo una dichiarazione di Mauro Germani, un breve brano dalla prefazione, una selezione di recensioni.

Un “filosofo ignorante”
di Mauro Germani

Gaber si definiva “un filosofo ignorante”. Questa espressione – che rimanda al sapere di non sapere di Socrate – rivela non solo la continua volontà di ricerca intorno all’uomo ma anche il proposito di non arrendersi mai di fronte a presunte verità “confezionate”...

Il pensiero a cui tende tutta l’opera di Gaber non è l’affermazione di un sapere organicamente costituito, né tantomeno di una specifica ideologia, quanto uno slancio, una tensione ideale che vuole essere tutt’uno con l’esistenza, con l’esserci, qui e ora, dell’uomo. Una spinta utopica che cerca di dare senso concreto al nostro essere nel mondo, una riflessione che indaga incessantemente la vita, rivelandone anche gli aspetti più drammatici e contraddittori, un impegno etico cui l’uomo autentico non può e non deve sottrarsi.

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Un pensatore in scena
di Mauro Gaffuri

Fare oggi il punto su una figura così importante come Giorgio Gaber è veramente necessario. La trattazione di Mauro Germani ci aiuta parecchio in questo intento. La disamina distingue col dovuto scrupolo tra Teatro Canzone (scene con dialoghi e monologhi e musica) e Teatro d’Evocazione (solo dialoghi e scene non musicate): due facce di una stessa medaglia, “generi” scaturiti entrambi dalla medesima tensione esistenziale, votati a interpretare il mondo mediante stilemi drammaturgici innovativi. Medesime le istanze, identiche le intenzioni, coincidenti poetica programmatica e poetica in atto: cambiare il mondo in cui viviamo, mutare l’uomo che lo abita, descrivendolo, e a volte attaccandolo, nella sua sfaccettata identità comportamentale.

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Recensioni

Su Gaber qualcosa di nuovo
di Mario Bonanno

E’ possibile scrivere di Gaber qualcosa di nuovo (di diverso)? Qualcosa che non sia stato scritto-affrontato-analizzato altrove, in altri libri? La risposta è sì, se si sposta, per esempio, l’ottica di osservazione (e basta con queste biografie minuziose sui cantanti, che tanto a noi italiani, salvo sparute eccezioni, non riescono bene), come nel caso di questo Giorgio Gaber. Il teatro del pensiero che Mauro Germani pubblica per Zona (2013) sottoponendo al vaglio della speculazione filosofica dieci – temi – dieci dello specifico gaberiano.

Per quanto mi riguarda nulla da obiettare: lo studio è serissimo, persino severo, puntiglioso, originale. Germani spacca il capello, opera il distinguo tra teatro-canzone (monologhi alternati a brani musicali) e teatro di evocazione (dialoghi e scene non musicate) e da lì si muove tra gli anfratti mica da ridere (non soltanto da ridere) del Gaber-universo, un occhio al polo dialettico dell’esistenzialismo, un altro al sociale.

Le poderose sfumature dell’opera omnia gaberiana-luporiniana risultano così esplorate attraverso diversi capisaldi tematici – teatro, musica, pensiero, corpo, amore, società, potere, morte, Dio, uomo – un pre-testo come un altro per affrontare di petto, ma con straordinaria umiltà l’humus artistico del Nostro, la sua sfaccettata visione dell’uomo e del mondo. (continua qui)

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Fuori dal coro: la migliore lezione di Gaber
di Nicola Vacca

Mauro Germani, poeta e saggista, dedica alle contraddizioni vitali di questo inascoltato profeta un’interessante monografia. Giorgio Gaber. Il teatro del pensiero è un meraviglioso viaggio nella scomoda inattualità del mondo gaberiano. Attraverso il teatro canzone e il teatro d’evocazione, passando per la sua carriera musicale, l’autore affronta nel libro tutti i temi chiave trattati da Gaber.

Gaber, irriverente voci fuori dal coro che non si nasconde dietro i suoi testi, e soprattutto libero pensatore che non ha paura di affrontare a viso aperto la maschera del conformismo e il leviatano del perbenismo che riduce l’essere umano a un manichino che fa finta di essere sano.

A quell’uomo smarrito e senza illusioni, inserito in un sistema che tende a schiacciarlo, Gaber si rivolge con durezza. È altrettanto severo nei confronti dell’uomo senza qualità e lo spinge a vivere diversamente, a cercare un senso alla propria esistenza.

Germani giustamente individua nel signor G in punto più alto della riflessione gaberiana.
Quello che manca è un uomo che sappia appropriarsi autenticamente della propria esistenza. Giorgio Gaber, prima di ogni cosa, a questo ha lavorato per una vita intera. La ricerca di un pensiero autentico che sappia prendere le distanze dall’ipocrisia delle mode culturali del momento e delle tendenze politiche vuote e autoreferenziali in voga.

Mauro Germani, in questo documentato saggio, ci riporta la migliore lezione di Giorgio Gaber che profeticamente invita tutti noi a trovare il coraggio di abbandonare i nostri miseri egoismi e magari cercare un nuovo slancio collettivo. “Perché un uomo solo che grida il suo no è un pazzo. Milioni di uomini che gridano lo stesso no avrebbero la possibilità di cambiare veramente il mondo“.

A questo impegno etico davvero non dovremmo sottrarci. Il tempo è scaduto, ma in maniera conformista facciamo ancora finta di essere sani. (continua qui)

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Tanti viaggi in uno soltanto: Giorgio Gaber. Il teatro del pensiero
di Fernanda Ferraresso

L’attenzione dedicata alla trama dei passaggi di ogni testo del cantautore mette in rilievo le contraddittorie abitudini, persino dell’ascolto della gente, sono vitali le sue sottolineature perché fioriscono tutto ciò che sfuma all’orecchio del distratto, a quello che era andato a teatro per divertirsi e non per essere schiaffeggiato e svegliato dal torpore quotidiano…

La monografia, dedicata all’opera di Giorgio Gaber in teatro e come musicista e scrittore di testi, parte prima di tutto dall’uomo dentro il mondo, uomo che non è e non si vuole mettere a parte da nessun problema che l’uomo stesso crea, attraverso quel gestore di un teatro dove ad esibirsi è il pensiero.

E’ un percorso dove gli ostacoli proposti non vengono mai scansati, il viaggio attraversa ciò che è scomodo, che pesa e fa male, e se anche riesce a far ridere, perché questa è anche la fortuna umana, di riuscire a ridere della propria pochezza, il percorso apre le porte del labirinto al cui al centro stanno le figure del mito: il minotauro e il suo cacciatore, il minotauro e le sue vittime. Al centro appunto la vittima sacrificale per eccellenza, l’amore, per sua natura più accattone che ricco benestante.

L’ inattualità del mondo di Gaber sta nel rovesciare le figure, nell’osservare la velina in controluce e trarne l’essenziale. (continua qui)

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Un’incessante lotta contro maschere e  omologazione
di Chiara Ruggiero

Dieci capitoli che analizzano il pensiero di Giorgio Gaber restituendone quella giusta e meritata fama di artista poliedrico e geniale, da sempre controcorrente e che per tutta la sua lunga carriera non ha fatto altro che mettere in discussione se stesso e l’intera società, affrontando temi spigolosi e complessi come la precarietà dell’esistenza, la fragilità dell’individuo, la frustrazione, la solitudine e rappresentando sempre le ansie, le paure, le contraddizioni e le speranze dell’intera collettività, non disdegnando mai di un certo pensiero filosofico e di una buona dose di arguzia per spiegare concetti spesso troppo complessi.

Il pensiero di Giorgio Gaber, influenzato tra l’altro da alcuni grandi intellettuali come Sartre, Céline, Pasolini, Adorno, Borges e Beckett e il suo linguaggio sempre schietto, incisivo e ricco d’immagini e sensazioni, è da sempre in grado di stimolare la riflessione, risvegliare le coscienze e sviluppare nell’ascoltatore un certo pensiero critico, utile per affrontare il decadimento della società e dell’individuo.

Leggendo questo libro di Mauro Germani, ciò che però mi ha maggiormente colpito di Giorgio Gaber è la sua continua ricerca di un senso concreto nella vita e la sua incessante lotta contro le maschere e contro l’omologazione dell’individuo che oggi più che mai mi sembrano due elementi che rappresentano benissimo questa nostra società in continua contraddizione e ormai alla deriva. (continua qui)

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Mauro Germani
Laureato in filosofia, ha fondato nel 1988 la rivista di scrittura, pensiero e poesia Margo, che ha diretto fino al 1992. Ha pubblicato opere di poesia e narrativa ed è autore di numerosi interventi critici su autori classici e contemporanei. Nel 2008 ha pubblicato l’opera in versi Livorno (L’arcolaio), nel 2011 Terra estrema (L’arcolaio), nel 2012 ha curato il volume L’attesa e l’ignoto. L’opera multiforme di Dino Buzzati (L’arcolaio).

4 pensieri su “Mauro Germani, “Giorgio Gaber. Il teatro del pensiero”

  1. robertorossitesta

    Il sapere senza saggezza è per lo più inutile se non dannoso, grazie dunque ai filosofi ignoranti e a chi li ricorda e racconta.
    Un saluto,
    Roberto

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  2. Lucetta Frisa

    questo ventaglio di commenti sull’interessantissimo libro di Mauro Germani mi sembra una scelta vincente proprio per ampliare lo spazio del mondo gaberiano e restituirci un’idea più completa e sfaccettata sia su di lui che sul libro che tanto magistralmente ne parla. LO spessore di Gaber meritava un autore di spessore come Mauro Germani.

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  3. Mauro Germani

    Ringrazio di cuore Giorgio per l’allestimento del post, poi Fernanda, Roberto (che ricordo ai tempi di “Schema”) e Lucetta per le belle parole. Colgo l’occasione per ringraziare anche Mario Bonanno, Nicola Vacca e Chiara Ruggiero per le loro letture.
    Un caro saluto a tutti
    Mauro

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