GIACOMO REVELLI, “NEL TEMPO DEI LUPI”

Giacomo Revelli, Nel tempo dei lupi, ed. Pentàgora 

Estratto dal capitolo 28

RevelliEbbe ancora molto tempo per pensare. La notte era cominciata molto prima di quel che aveva creduto e gli aveva lasciato tutti i pensieri del giorno passato che si sommarono alle attese del giorno che doveva ancora nascere. Cercò di immaginare la lupa in quel momento. La sentiva là fuori, respirare l’aria fredda e buia che a lui faceva paura. Sapeva che non stava nascondendosi da qualche parte, non si sentiva braccata e terrorizzata. Eppure, oltre a lui, c’erano quei tre, decisi a farle la pelle. Si muoveva libera tra i larici come nella radura, nel buio come nella nebbia. Lasciava tracce, orme, segni di sé nella più completa tranquillità. Come se sapesse, come se avesse la piena consapevolezza della propria superiorità. In quell’ambiente, nella conca di Abenìn e sulla Route dell’Amitiè, fino al promontorio del Barëghë dër bola, era lei, la lupa, la vera padrona.

Forse era questo che temeva Giusè, la stessa cosa che gli spavaldi bracconieri non sopportavano. Vedersi sopraffatti, sentirsi il mondo sottratto da qualcosa che poco o nulla aveva a che fare con l’uomo. Perché quella lupa non era umana. I lupi “umani” sono quelli che una sera con Mattia aveva visto in TV sul National Geographic. Quelli che si fanno colpire dai proiettili narcotizzanti dei biologi, che poi li caricano sulle jeep e li portano via, dove non possono nuocere. Quelli del parco Alpha, che convivono con gli uomini e i turisti. Come in una bella favola a lieto fine. La lupa che aveva incontrato era qualcosa di profondamente diverso rispetto all’uomo. Il suo mondo era il selvatico, fatto di forza, sangue e morte. Tra lui e lei, là fuori, non c’erano solo alberi, erba e colline, ma anche tutto ciò che fa tuonare le nuvole, il vento che le muove, il buio, la notte, il gelo. Cose che oggi quotidianamente ignoriamo, persi nel rumore di fondo. Quella lupa era arrivata come dal passato, percorreva i sentieri che altri i lupi prima di lei avevano percorso e si trovava davanti i nemici di sempre, come se anche il tempo di Abenìn fosse tornato indietro. Ma ora, dove si trovava? Nel tempo dei lupi o in quello degli uomini? Non lo sapeva. Nemmeno Giusè, forse, sarebbe riuscito a dirlo. Per questo la temeva, perché il vecchio, lui, sì, viveva ancora lì, sulla frontiera.

Giacomo Revelli è nato a Sanremo nel 1975.
Laureato in Lettere, vive a Genova e lavora come redattore per i siti web di Regione Liguria.
È autore di racconti pubblicati in diverse antologie tra cui “La Stazione”, Terre di Mezzo editore 2005; “Liguria in giallo e nero”, Frilli editori 2006.
Il suo romanzo “A 10” ha vinto il concorso “Il giallo ligure” di EnnePilibri ed è stato pubblicato nel 2006.
È tra i collaboratori di www.mentelocale.it, quotidiano online di cultura e tempo libero in Liguria.
Dal 2005 lavora alle sceneggiature e alle ricerche di ZemiaFilm, unità di video-produzione di documenti etno-antropologici sul territorio ligure.

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